Nuovi architetti giapponesi
12 March, 2008, 2:36 pm
by Frankie-Yu
in Chiacchiere al bar
Strade blu - Blu Highways
12 March, 2008, 12:08 am
Nel 1978, William Least Heath-Moon (il cui vero nome è William Trogdon) si ritrova senza lavoro. La moglie lo ha lasciato. Non ha più niente se non qualche risparmio che decide di investire in un viaggio su di un camper, chiamato Ghost Dancer, che lo porterà per tre mesi in giro per l'America.
Il punto di partenza è Columbia, in Missouri, il percorso non è definito ma ha una sola regola: scoprire le città e i paesaggi posti lungo le strade secondarie, più vecchie e lente, che nelle mappe stradali sono riportate in blu per differenziarle da quelle a più intenso scorrimento che invece sono disegnate in rosso.
Partendo da Columbia, Least Heath-Moon percorrerà un ideale cerchio che circumnaviga la nazione americana toccando la costa atlantica e quella pacifica, lambendo gli stati meridionali e quelli settentrionali ma tornando infine al punto di partenza. Come l'autore stesso afferma, un viaggio, per essere tale, deve riportare al punto iniziale, solo così si può tornare a vedere se stessi con occhi diversi.
Il percorso si snoda per posti anonimi e semiabbandonati, bar frequentati da camionisti e ristoranti di cucina cajun. Heath prende nota di tutto ciò che vede, paesaggi e città, ma soprattutto persone incontrate per caso. Gli unici compagni di viaggio costanti sono i precetti di Alce Nero (Heath ha origini indiane) e le poesie di Whitman.
Il romanzo scorre apparentemente piatto, senza grossi colpi di scena ma dopo poco si è totalmente partecipi dello sguardo smarrito del protagonista che osserva ogni dettaglio del paesaggio, baracca di legno, nome di ruscello o accadimento incontrato durante il viaggio come un possibile segno o messaggio. Heath ha deciso che per ricominciare ha bisogno di uno sguardo che sia nuovo e antichissimo allo stesso tempo, lo sguardo di chi non ha nulla con sè e si confronta da solo con il mondo che lo circonda.
Leggendo le quasi 700 pagine spesso ho cercato di immaginare i luoghi attraversati lungo il percorso e poi ho pensato che il modo più semplice poteva essere seguire pagina dopo pagina il Ghost Dancer su Google Maps. Così mi sono ritrovato a percorrere anch'io quelle strade con l'aiuto delle immagini satellitari e a collegare le diverse località con linee che, forza del destino, sono anch'esse blu.
Per chi volesse seguire il tragitto descritto nel libro, qui può trovare il percorso intero (e così capirete come ho passato le mie serate invece di vedere Sanremo) oppure può vedere le tappe riportate su Google Hearth (parte1, parte2 ).
Certo, non è esattamente come viaggiare a bordo di un camper scassato su strade polverose ma si comprende meglio la bellezza, e allo stesso tempo la fatica, del viaggio. Mi piace pensare, poi, che il web possa far condividere spazi che per me finora si trovavano solo sulle pagine di un libro. Buon viaggio.
by Rem
in Diario di bordo
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