Come ogni buon tarantino ho una predilezione per la pasqua e il natale è fondamentalmete una festa tra una pasqua e l'altra.
Così come, andando a fondo nelle perversioni tarantine, la vigilia è più importante del natale, i tubetti con le cozze che si mangiano la sera del 24 (insieme ai fritti che vanno mangiati rigorosamente caldi prima che arrivino in tavola e diventino come delle spugnette per i piatti imbevute d'olio) più attesi della pasta al forno del 25.
Fatta questa necessaria premessa vi spiego perchè, in particolare, del natale detesto le decorazioni.
All'origine c'è la famiglia (come sempre d'altronde). Nella mia tutto il ramo maschile, mio padre e noi tre fratelli, siamo assolutamente refrattari a qualsiasi tipo e grado di decorazione natalizia: l'unico rosso che accettiamo sulla tavola è quello del pomodoro dei tubetti con le cozze (vedi sopra). Al contrario, il ramo femminile della famiglia, mia madre, impazzisce per ogni tipo di decorazione, stella, fiocco, pigna dorata o spruzzo di finta neve.
Il problema è che secondo mia madre il fatto che io sia architetto mi rende responsabile alle decorazioni natalizie di tutta la casa, tavola di natale compresa. Quello che mia madre non capisce è che io sono un loosiano convinto: per me ogni decorazione è delitto!
Ma mia madre di fronte ad argomentazioni di qualsiasi genere è insensibile, ha una specie di filtro spam incorporato e io, pur di non prestarmi al lavoro di decoratore (=architetto) ritardo volontariamente il mio ritorno a casa.
Tranne poi ad arrivare il giorno del 24 e trovare la casa invasa da migliaia di fiocchetti dorati appiccicati con lo scotch perfino sulla tazza del cesso.
Questo spiega anche perchè a studio si svolgono dialoghi come questi:
Massimiliano: facciamo l'albero di natale?
rem: no!
m: Mettiamo le lucine che si accendono e spengono?
r: no!
facciamo un presepe?
r: no!
m: ma nemmeno stilizzato?
r: no!
E così l'unico spazio per Massimiliano da addobbare è il suo desktop.
