La Biennale dell'architettura (che non c'è)

Dopo un tour de force massacrante oltre la stanchezza rimane poco addosso. In generale l'impressione è che in quest'ultima biennale si sia dimenticata l'architettura: molte installazioni, video, performance (vedi l'"occupazione" del padiglione francese), statistiche e diagrammi ma pochissime, e quasi nascoste, architetture.
Mi viene il dubbio che di fronte ai gravi problemi che rendono le nostre città invivibili l'Architettura si sia dichiarata sconfitta. Non ci sono risposte concrete, solo parole e fumo negli occhi. Che poi ci sia anche un grande senso di colpa mi sembra innegabile. L'Architettura, dove c'era, ha accettato collusioni pericolose con politica e costruttori. Allora è meglio far finta di niente e proporre qualche video, che tanto nessuno avrà la forza di guardare. Ma veniamo alla mia personale classifica.
Padiglione migliore:
nessuno mi sembra che brilli in modo particolare, segnalerei quelli più divertenti, Germania (cercate tra i cassetti quelli che regalano caramelle e leccalecca!), Canada (fatevi un giro sulle bici, i video sono belli e surreali), Inghilterra, Spagna (anche se sembra di entrare in un negozio di Benetton), Belgio (ricorda il gioco degli specchi al luna park) .
Padiglione sprecato
America. Bellissima la parte relativa alla devastazione, latitante sugli errori politici, leccati e irritanti i progetti presentati come risposte dell'architettura.
Padiglione inutile
Tutta la pippa sulle città del mondo. Statistiche, foto satellitari, grandi slogan e poi? Le città sono troppo popolate e ci sono gravi problemi legati alla mobilità, all'inquinamento e alla sicurezza: che NOVITAAA! Dove sono le proposte, le architetture? Boh!
Padiglione da abbattere
Le città di pietra. La retorica fatta progetto, un'idea falsa e distorta di mediterraneità e, soprattutto, un catalogo di progetti per Punta Perotti che fa rimpiangere gli eco-mostri. Complimenti, siete riusciti ancora una volta a farmi vergognare di essere architetto!
Padiglione per riflettere
Purinopoli. Mettendo da parte la facile accusa di puro autocompiacimento e autoreferenzialità, potrebbe servire ad aprire un dibattito sulle potenzialità, ma anche colpe e gravi mancanze, del progetto d'architettura oggi in Italia.

E voi cosa ne dite?



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