
Ieri un giovane pastore marocchino, le fonti sono un po' vaghe e gli attribuiscono il nome di Aziz e un'età di trent'anni, è rimasto per una decina d'ore in cima alla statua di Garibaldi per protestare contro il proprio "padrone", testuali parole riportate nell'articolo del Corriere, che prima lo ha fatto lavorare e poi lo ha cacciato senza pagarlo.
Ad Aziz va tutta la mia solidarietà e ammirazione.
Solidarietà perchè la sua condizione di "sfruttato, preso in giro ed emarginato" è quanto di più comune e trasversale ci possa oggi essere, dal bracciante all'impiegato, dal praticante avvocato al docente universitario.
Ammirazione perchè in modo eclatante ha fatto ciò che in molti farebbero se non soffrissero di vertigini e soprattutto non ritenessero il gesto inutile e transitorio.
Magari, però, potremmo organizzare una maratona e alternarci uno per volta lì sulla testa dell'eroe risorgimentale. Ma questa maratona quanto durerebbe? Anni?
