Caschetto

Da quando abbiamo messo le stampe sulla vetrina assistiamo a uno strano effetto: la gente, invece di essere dissuasa dall'entrare, sembra magicamente attirata, invogliata a entrare a ogni costo anche con tutta la macchina.
L'ultimo, in ordine di tempo è C.F., il nostro vicino di studio. C. è un architetto della vecchia generazione, erede di una impresa di costruzione a gestione familiare. Lo vediamo, e sentiamo, imprecare in dialetti incomprensibili al telefono di fronte alle nostre finestre, unico posto in un raggio di 10 chilometri dove ci sia pieno campo per il suo cellulare.
C.F. è uno che dell'architettura ha capito tutto: per farci un po' di soldi non bisogna progettarla ma farla e così si occupa di un po' di tutto nella sua impresa, dal trasporto dei sacchi di cemento fino al rendering in 3DStudio Max. L'altro giorno, attratto irresistibilmente dalle stampe in vetrina, si è affacciato per salutare e dispensare le sue paterne raccomandazioni.
“Vedrete adesso che scoppia la bolla speculativa immobiliare, allora sì che saranno casini. Altroché il 2007. Vedrete, vedrete, nel 2008 rimpiangeremo il 2007.”
Mentre diceva queste parole dobbiamo averlo guardato come dei salmoni che dopo aver nuotato per 1000 chilometri controcorrente scoprono che hanno sbagliato strada e non sono in un fiordo norvegese ma nel Tordino, parlo dell'ora della giornata lavorativa in cui gli occhi sono ridotti a fessure, il puntatore non azzecca una polilinea nemmeno col mirino e la stanchezza ha profondissime influenze sull'umore. Così, per sollevarci il morale chiude con queste parole:
“Ma non vi preoccupate, quando i giochi si fanno duri i duri iniziano a giocare. L'importante è che iniziate a mettervi il caschetto.”
L'abbiamo preso in parola.

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