Il classificone del 2009 e i nostri tormentoni

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Immancabile appuntamento con le classificone di cd: non mi tiro indietro anzi rincaro la dose! L'anno dei Dirty Projectors per quel che mi riguarda:folli al punto giusto.
Il resto è in continuo movimento, anche se Rem nella sua personale interpretazione di "Il pugile" di Brunori Sas è imbattibile :D
1) Dirty Projectors - Bitte Orca
2-3-4-5-6-7-8-9-10....) in costante evoluzione... ma non parimerito

AAVV - Dark Was the Night
Kings of Convenience - Declaration of Dependence
The XX - XX
Antony and the Johnsons - The Crying Light
Airportman & Tommaso Cerasuolo - Weeds
St Vincent - Actor
Volcano Choir - Unmap
Animal Collective - Merriwheater Post Pavillion
Jonsi & Alex - Riceboy Sleeps
Dente - L'amore non è bello
Paolo Benvegnù - 500
Brunori Sas - Vol. 1
I Camillas - Le politiche del prato
Grizzly Bear - Veckatimest
AAVV - Il paese è reale
The Swell Season - Strict Joy
Andrew Bird - Noble Beast
Barzin - Notes To An Absent Lover
Bon Iver - Blood Bank
Wilco -Wilco (The Album)
Japandroids - Post Nothing
Bill Callahan - Sometimes I Wish We Were An Eagle
Uochi Tochi - Libro Audio
Sondre Lerche - Heartbeat Radio
DM Stith - Heavy Gosth
Amor Fou - Filemone e Bauci EP
...



scarica lo zippone di Natale


Un pensiero al giorno #34

Adoriamo il caos perchè amiamo mettere in ordine.

M. C. Escher



500 giorni insieme



Partiamo dal titolo. Quello originale è 500 days of Summer dove Summer è anche il nome della protagonista. Quindi in italiano sarebbe dovuto essere 500 giorni d’Estate, che sarebbe suonato anche bene. Sennonché chiamare una Estate non dev’essere piaciuto ai traduttori che hanno pensato bene di chiamarla Sole (nei cervelli-base è chiaro che estate=sole), pertanto il film sarebbe stato logico chiamarlo 500 giorni di Sole, che mi va anche bene, ma no, i nostri hanno deciso di chiamarlo 500 giorni insieme.
Capite bene che le cose già iniziano male, ma sappiate che in seguito vanno anche peggio.
Passiamo alla storia: due si mettono insieme ma non funziona. Che per due ore di film o ti chiami Lelouch (e anche per quello ce ne vuole di fegato... ) oppure è chiaro che sarà una noia mortale vista la pochezza e insipienza del plot narrativo e la bidimensionalità dei personaggi narrati.
Tra l’altro il film è intervallato da siparietti col numeretto che avanza e ci informa a quale fase della tortura film ci troviamo ed è questo il motivo per cui quando si è arrivati finalmente al numero 500 ho inscenato una macarena di esultanza.
Il film si apre con una voce narrante (immagino dio o babbo natale) che afferma perentorio che questa non è una storia d’amore. Infatti è l’equivalente di una botta nelle palle. Anzi, no, mi correggo, non è un dolore lancinante e improvviso quanto piuttosto una sofferenza lenta e dilatata, tipo un ascesso purulento allo stadio più maturo, un salasso fatto con delle sanguisughe sadiche o un’unghia incarnita. Questo per far capire l’effetto che mi ha fatto il film.
Veniamo ai personaggi. Lei è la classica ragazza avvenente ma non troppo, un po’ lunatica ma fondamentalmente istintiva e piena di “gioia di vivere”. Tradotto in termini meno holliwoodiani: una “stronza”.
Lui invece è ingenuo, innocente, buffo e creativo, in pratica un “addormito”.
I due si incontrano, si innamorano e poi... non ve lo racconto magari vi piacciano le unghie incarnite. Fatto sta che le cose però non funzionano benissimo e qui che si capisce la fasullità del film perchè è chiaro che nella vita reale quando una “stronza” incontra un “addormito” è amore eterno. Anzi dirò di più: è simbiosi perfetta, basta osservare gli esempi che normalmente ci circondano per capirlo. Nel film ovviamente le cose vanno diversamente e per arrivare all’epilogo dobbiamo sopportare 15 sanguisughe sadiche sulla schiena.
Torniamo all’addormito perchè è il nostro architetto. Ora, come si fa a rendere in un film il perfetto “giovane architetto sfigato di marca indie”?
1. vestitelo 365 giorni l’anno con camicia, cravatta, gilet triste (che mio nonno ne aveva di più vivaci e alla moda) e tracolla.
2. fategli dichiarare dopo 3 secondi che lui dopo la laurea in architettura per guadagnarsi da vivere ha deciso di lasciare l’architettura e di entrare nel mondo dei cartoncini d’auguri. La cosa è poi sottolineata più tardi quando afferma: “Ho deciso che invece di dedicarmi alla costruzione di architetture, che sono quanto di più effimero, potevo fare qualcosa di più duraturo come  scrivere frasi per biglietti d’auguri, che è una cosa che dura in eterno”. Qui lo sceneggiatore vorrebbe dare alle parole del protagonista un tono ironico ma noi tutti sappiamo che queste sono le uniche parole sensate pronunciate in tutto il film.
3. inserite ogni tanto immagini di frontoni e facciate.
4. fate dichiarare al suddetto di preferire le architetture anni ‘20 di Los Angeles (Gehry avrebbe contestualizzato troppo questa storia d’amore stereotipata e avvincente come il tg1 delle 13.30)
5. sistematelo su una panchina a vedere un panorama urbano caratterizzato dalle precedenti architetture degli anni ‘20;
6. fategli fare uno schizzo del suddetto panorama sull’avambraccio della “stronza”.
7. dietro il letto dell’”addormito” mettete una parete effetto lavagna sui cui il nostro eroe disegnerà un fantastico panorama della città e poi cancellerà i nomi degli studi di architettura in cui proverà a cercare lavoro (ma qui vi sto già svelando troppo e poi, chi è il deficiente che mette una lavagna dietro il letto che poi la notte ti respiri la polvere di gesso)
8. mettetegli in mano una moleskine di quelle con la rilegatura sul lato corto su cui ogni tanto schizzerà disegni dell’amata (ah ah, è vero nell’immaginario collettivo l’architetto disegna sulle moleskine, che ridere, mica passa le ore davanti al computer a disegnare polilinee)
9. fatelo passeggiare mano nella mano con la sua amata fra i corridoi dell’Ikea.

Bisogna dire che alla fine l’addormito si riscatta dalla sua condizione di “cartolinatore di auguri” e passa alla versione “architetto che crede in se stesso”, cioè una specie di yuppie anni ‘90 con cartella dei disegni al seguito e io lo preferivo prima.

Per il resto il film semplifica all’inverosimile il rapporto uomo/donna, in pratica cancella con un deciso tratto di penna esistenzialismo, postmodernismo, ricerca e costruzione del sè, ma anche il libero arbitrio, insomma tutto ciò che rende vivibile e interessante il periodo in cui stiamo vivendo e riporta tutto a una versione infantile della vita che non è quella delle fiabe di Andersen (chè la Sirenetta ha troppi livelli semantici per il pubblico cinematografico) ma direi a quella dei teletabbies.




Archi-trivial

Vi va di partecipare a un quiz a premi? Indovinate chi è il giovane pallido architetto celato nella citazione e vincerete un fantastico premio natalizio offerto da me medesimo.

"Avrete ormai indovinato perché Sam e Mary stavano dirigendosi verso il granaio; e poichè non era la prima volta che ci andavano, forse capirete meglio le lacrime di Mary... e il motivo per cui sapeva del peccato qualcosa di più di quanto si potesse sospettare vedendo per la prima volta il suo viso di diciannovenne; o si sarebbe sospettato, passando per Dorchester pochi mesi dopo, dal viso di una ragazza, più istruita e di tre anni più giovane, del mondo reale; la quale se ne sta, ormai impenetrabile per l'eternità, accanto al giovane pallido architetto appena tornato da cinque squallidi anni londinesi e prossimo a diventare ("Finchè la fiamma avrà divorato il suo seno e la bocca e i capelli") il perfetto emblema del più grande mistero del suo tempo."
[John Fowles, La donna del tenente francese]




The Condom Hotel

Sarà pure bello, fantascientifico, superlussuoso, ipertecnologico, affusolato e dinamico come volete ma questo albergo degli Asymptote a me sembra un enorme pisello inguainato in uno striminzito preservativo a rete.
Sarà per evitare di associare l'edificio a quest'immagine aberrante che non si trovano in rete planimetrie e foto zenitali?



Qui le foto foto stilose.
Qui se volete prenotare una stanza.



Ponte del mare

Martedì 8 dicembre è stato un giorno importante per Pescara perchè è stato inaugurato un nuovo ponte. Certo, non è carrabile ma solo pedonale e ciclabile ma è sempre un ponte e, dico, quanti ponti potrò vedere inaugurati nella vita? Un ponte non è certo un ipermercato, roba che qui è davvero inflazionata. È un'opera importante per la collettività, un'opera che influenza il paesaggio urbano come pochi altri ma è anche una potente metafora, un gesto che unisce ciò che è separato.
È stata una gioia passarci sopra la prima volta, in più si è aggiunto lo stupore per una vista inedita sulla città e il mare.
Se poi parliamo della struttura è interessante, una via di mezzo tra le forme sinuose di Hadid e quelle zoomorfe di Calatrava, con l'aggiunta di lucine colorate cangianti che fanno un po' troppo albero di natale. Ma si sa, siamo sotto le feste.
All'inaugurazione pare che fosse assente il progettista. Lo capisco: come si fà a mettere due fioriere colme di ciclamini nel punto in cui i due rami del ponte si riuniscono dopo esser stati divisi dallo spillone del pilone!!!

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La moglie dell'architetto



The Purpose-Driven Wife è il titolo di un articolo di Cathleen McGuigan pubblicato su NEWSWEEK (Nov 16, 2009) e dedicato a una delle 50 donne più influenti d'America, Aline Saarinen.

Nell'articolo si scopre che quando Eero Saarinen e Aline Louchheim si incontrano per la prima volta, lui sposato e lei appena divorziata, subito scocca la scintilla. Lei fa la giornalista per il New York Times e deve scrivere un articolo su un promettente architetto straniero. Passa un anno, continuano a frequentarsi, si scambiano lettere ufficiali e non, lui si separa e finalmente si sposano. Ora, Saarinen è uno dei più importanti architetti dell’America degli anni ‘50 ma l’articolo ci fa capire il fondamentale ruolo della moglie come efficientissimo ufficio stampa, sempre pronta a promuovere il marito architetto presso i media e le istituzioni che contano.  Aline era nel giro giusto, scriveva per riviste e giornali di arte e cultura, nonchè proveniva da una famiglia altolocata, ma è interessante notare, almeno questo è il tema dell’articolo,  come fosse riuscita a non cadere nello stereotipo della moglie american-style tutta casa-famiglia-bambini-pancakes-cotonature alla Doris Day per continuare invece la propria brillante carriera professionale. E in tutto questo chi ne ha beneficiato più di tutti è proprio Saarinen, che magari, tornando a casa, avrà pure trovato nel lavandino i piatti della sera prima ancora da lavare ma in compenso poteva contare su entusiastiche recensioni sul New York Times.
Dalla lettura dell’articolo si ricava poi una notizia curiosa ma rivelatrice del momento storico: quando Aline ed Eero hanno un figlio lo chiamano Eames, in onore di un “tal architetto” loro amico.
Mi chiedo allora: voi dareste a vostro figlio il nome di un architetto di cui apprezzate l’opera?


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