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Microgalleria - micromostra - microbento: megasuccesso.
Bravissima Monica

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Bento

Per tutti quelli che sono a Pescara domani, domenica 29, non perdetevi per nulla al mondo la mostra che Monica Maggi terrà presso la Microgalleria in via Genova 42.
Per essere precisi non è una semplice mostra ma una "mostra-lampo" cioè dura solo due ore, dalle 19 alle 21, poi scompare. Per cui non fate i soliti atteggioni che arrivano all'ultimo minuto della serie "passavo da queste parti..." e siate puntuali. Anche perchè poi vi perdete le sorprese che Monica ha preparato per i visitatori.

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Il bento è un pasto singolo (per una persona) diffuso nella cucina giapponese, preparato per esser portato fuori casa o consumato all‘aperto.
Un bento tradizionale è composto da riso, pesce o carne, e uno o più contorni di verdura.
I contenitori per il bento possono essere di molti tipi, da quelli in plastica monouso a quelli laccati fatti a mano.
Nonostante si possa comprare in molti negozi (i bento shop) in tutto il giappone, è comune che le persone spendano tempo ed energie per preparare per se stessi e/o per i propri familiari questi piccoli pranzi al sacco.
Il cibo è sistemato in composizioni più o meno elaborate esteticamente in modo da formare incantevoli paesaggi da gustare prima di tutto con gli occhi, e il momento dell'apertura della scatolina, è un momento felice!

www.monicamaggi.com
www.microgalleria.it


Radio

Come ben sanno tutti quelli che lavorano in uno studio, l'elemento fondamentale per garantire un ottimale lavoro in uno spazio collettivo è, oltre la cura dell'igiene intima, la scelta del sottofondo musicale.
Oramai da noi vigono le web radio di itunes. La mia preferita è birdsongradio, ma non so per quale motivo, otto ore di cinguettii sembrano rendere abbastanza nervosi i miei colleghi, per cui ora sono passato a La Yaute disco che trasmette ininterrottamente pezzi anni '80. Ora stiamo ballando da seduti Enough is enough a un volume stratosferico (non più stratosferico ora che Massimiliano ha abbassato di prepotenza il volume... ).
Siamo in piena fase "nostalgia musicale da splendididi quarantenni".

ps. ora c'è Supernature di Cerrone, un classico.



Un pensiero al giorno #33

Progettare non consite nel rendere qualcosa bello. La bellezza emerge dalla selezione, dalle affinità, dall''integrazione, dall'amore.

Louis Kahn



Un pensiero al giorno #32

Io scrivo solo canzoni tristi, perché quando sono felice esco.

Bruno Lauzi

citato da Brunori sas
via



Pop up scala 1:1



Sempre a proposito di pop up a tema architettonico, ecco un'idea per un ufficio portatile.
via Hans > via Vimeo


In alto mare

Image Il blog è in alto mare, come noi daltronde.


Monografia pop-up

Che dire, invece della solita patinata monografia un bel libro pop-up in cui i progetti sono descritti attraverso meccanismi ingegnosi degni di Escher. Geniale!
E in più si è sicuri che qualcuno lo sfoglia veramente invece di depositarlo sul tavolino del soggiorno a far polvere.
(si avvicina natale, e questa mi sembra una buona idea-regalo, ovviamente per un architetto)

L'architetto è Wendy Evans Joseph. A parte che il nome mi ricorda un famosissimo musicista trans (a chi indovina un mio personalissimo pop-up), la ragazza, se fanno fede le foto sul sito, sembra Cristina Parodi che presenta Verissimo e le sue architetture sono proprio come lei: leccatissime.


nessun dorma

Image Sembra sia proprio risaputo che l'architetto non debba riposare! (non so chi è l'autore, l'immagine l'ho rubata da un post su facebook...)


Coraggio

Da un po’ di giorni ripenso al pensiero #31. Pensavo a Tadao Ando, un grande dell’architettura, un tipo con alle spalle capolavori riconosciuti, il padre di tanti architetti più o meno minimalisti, colui il quale più di altri ha contribuito a creare una vera e propria estetica del cemento a vista.
Ebbene quest’uomo, alla veneranda età di 68 anni da poco compiuti, afferma che per fare quello che fa bisogna avere coraggio. Coraggio di esporsi personalmente, coraggio di parlare alla gente, coraggio di chiedere fondi a sconosciuti per progetti utopici, coraggio di convincere i propri committenti della bontà delle proprie idee, piccole o grandi che siano.
Pensavo, stupidamente, che una volta raggiunto l’empireo dell’architettura (forse sto esagerando, Tadao Ando di sicuro oggi non è sulla cresta dell’onda ma a me personalmente ha risolto più di un esame di composizione) non hai da convincere nessuno, sei un mito dell’architettura, meriti rispetto e assoluta venerazione. I tuoi schizzi sono il verbo e il budget roba da computisti. E invece no. Tadao si fa coraggio quando affronta un progetto. Questo me lo rende molto umano perchè è come ammettere che ogni progetto è una sfida e non è detto che la vinci e in questo caso la sensazione è dolorosa. E che non è vero che l’unica qualità che deve avere un architetto sia l’egocentrismo da divinità fatta carne e penna stilografica: bisogna avere forza, coraggio, determinazione e saper accettare anche di non farcela. Questo è quello che ho pensato quando ho letto la parola “coraggio” ma non mi sono fermato qui perchè ogni tanto mi capita che dei pensieri si agitino nella mente come moscerini intorno a una lampadina. In questo caso la lampadina era il temine “coraggio”. Il coraggio è la capacità di agire sapendo che questo comporterà sacrifici, fatica e magari una sconfitta. È un atteggiamento che appartiene a un momento della vita in cui sai che quello che fai, o ti accingi a fare, non è mai indolore o privo di conseguenze. Non so se attribuirlo alla maturità ma certamente è conseguenza di batoste che prima o poi capita a tutti di prendere. Da giovani è difficile avere “coraggio”, penso che più che altro si sia “temerari”, cioè incoscienti dei pericoli che si corrono, se si è fortunati si è impavidi, o arditi, ma raramente coraggiosi. Il coraggio è qualcosa che viene dall’esperienza e con gli anni, almeno si spera. Forse è sempre lo stesso atteggiamento mentale che semplicemente cambia col tempo, un po’ come il colore dei capelli, l’elasticità della pelle o il gusto per le verdure bollite. Quando Tadao Ando usa la parola “coraggio” è come se ammettesse di aver preso le sue batoste ma che queste non gli impediscono di riprovarci o di credere nel suo lavoro. Questo mi piace, anche più dei segni che le casseforme lasciano sui muri delle sue case.


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