De Carlo - Arup

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Invece di lavorare all’ultimo concorso, De Carlo e Arup sabato sera hanno dato uno spettacolo all’auditorium Flaiano.
De Carlo era Andrea De Carlo, figlio di Giancarlo, e Arup era Arup Kanti Das, ottimo percussionista indo-pakistano.



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Oggi al cinema #1

Inauguriamo oggi una nuova sezione del blog dedicata al cinema.
Tutto nasce dal fatto che ogni volta che usciamo dallo studio passiamo di fronte alla bacheca dei film in città e puntualmente il nostro sguardo è attirato dalle locandine dei film hard.
Inutile dire che i titoli sono imperdibili, veri capolavori del doppio senso dell'associazione linguistica e del riferimento colto.
Il primo dei film si intitola S.P.Q.R. Sono porche queste romane, titolo ironico e goliardico che non sfigurerebbe su un cartellone dei Vanzina e annuncia un'analisi sociale della condizione femminile del capoluogo laziale.
Il secondo si intitola Ursula e le forze armate, uno spaccato della vita militare e delle vicissitudini di una giovane recluta che ribatte in versione italiana a film internazionali come Soldato Jane.
Piccola parentesi. Ursula Cavalcanti (al secolo Patrizia Grazzini) è la protagonista di un ciclo di film a lei dedicati tra i quali Le Due anime di Ursula, Ursula e le collegiali, Io Ursula Cavalcanti e Ursula e La Terza Età. Indagando sul personaggio si scopre che l'attrice alternava il lavoro di pornostar a quello di dirigente dell'azienda metalmeccanica del marito. Già questo la rende interessante: un personaggio sui generis in grado di combinare il set cinematografico con l'industria metalmeccanica. Purtroppo però è scomparsa nel 2005 all'età di 39 anni per un tumore ai polmoni.


Domenica mattina alla fiera del radioamatore

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Odio le fiere e in generale tutte le situazioni in cui ci siano più di 5 persone in un ambiente chiuso per cui è già stato un miracolo che massimiliano, lina bo e hans mi abbiano convinto ad andare alla fantasmagorica (secondo lo spot pubblicitario da loro prodotto) Fiera del radioamatore di Silvi. Così mi ritrovo a passar di colpo dal tepore del mio letto domenicale al sedile della macchina in direzione di Silvi.
Una volta arrivati la prima sorpresa. Il luogo dove si trova la fiera, un non meglio identificato "palauniverso", è quanto di più rabberciato e appiccicato sia possibile produrre in architettura: colonne pseudo-egizie in c.a, rampe aeree, teleferiche e il peggior campionario di tamponature prefabbricate mai visto in circolazione. Un esempio di "junk-space" che non sfigurerebbe di fronte ai tanti casi-studio di mostruosità architettoniche sparse per il mondo. Bisognerebbe farlo conoscere a Koolhaas, sono sicuro diventerebbe il tema del suo prossimo corso ad Harvard con tanto di pubblicazione finale da 1000 pagine.
Seconda sorpresa: per entrare bisogna fare il biglietto (bisogna fare il biglietto?!?!? ) e mi sembra di essere di fronte alla biglietteria dello stadio, stessa tipologia di pubblico, ovvero 98 % di uomini in fibrillazione pre-spettacolo.
Lo ammetto, magari mi ero fatto delle idee sbagliate. Immaginavo di entrare in un ambiente asettico e silenzioso dove ingegneri in camice bianco mostravano le ultime novità della tecnologia tra oscilloscopi e suoni elettronici ad alta frequenza.
Invece, una volta entrato nel grande spazio espositivo (l'equivalente di un hangar ucraino in dismissione) mi ritrovo in una bolgia pazzesca dove gli stand più tecnologici sono gestiti da cingalesi che vendono tutte le cianfrusaglie che è possibile trovare alle bancarelle di fronte alla stazione. è un'orgia di babbi natale scalatori illuminati, led per alberi di natale, depositi di reperti archeologici digitali, lampadine, custodie per cellulari e cuscinetti in gel per poggiare polsi. Una fiera del futile, della cianfrusaglia tecnologica, del gadget usa e getta. Mi sembra di essere a una fiera paesana dove le bancarelle, invece di vendere noccioline e dolciumi, vendono chip e cartucce per stampanti.
La gestione è la stessa: familiare. Così capita di chiedere informazioni a una signora che poi fa imbustare il cavetto usb alla figlioletta maggiore mentre il piccolino gioca con i mouse e le vecchie tastiere. Dopo dieci minuti di girone dantesco decido di andarmene all'ingresso e aspettare che gli altri continuino i loro giri alla ricerca di occasioni e regalini. Così ho tutto il tempo di guardare con attenzione il variegato pubblico e farmi un'idea delle varie tipologie umane del radioamatore:
  1. il vero radioamatore va in giro con un walkietalkie alla cinta che usa per parlare con gli altri "veri" radioamatori che si trovano a un metro di distanza da lui. Lo riconosci anche dal fatto che antenne di 2 metri spuntano dalla tasca posteriore dei suoi pantaloni e porta generalmente maglioni infeltriti ereditati dal bisnonno Guglielmo Marconi.
  2. il giovane radioamatore cammina in trance tra gli stand alla ricerca di introvabili pezzi di ricambio per fossili tecnologici che ha deciso di riportare in vita. Sostanzialmente si sente solo e sogna di fare milioni di amicizie femminili col suo baracchino. Presto scoprirà internet e grazie a una chat troverà l'amore della sua vita.
  3. il radioamatore sadico non è minimamente interessato ad antenne e sintonizzatori ma gira instancabile per ore tra le bancarelle polverose solo per portarsi dietro la moglie e vendicarsi di quando "lei" lo ha costretto ad accompagnarla ai saldi estivi.
Dopo oltre 4 ore ce ne andiamo via con un bottino costituito da:
rem: 1 cavetto firewire (acquistato più che altro per giustificare il prezzo del biglietto).
massimiliano: 1 hard disc portatile.
lina bo+hans: 1 vasetto di pasta abrasiva per lucidare i pomelli della cucina (cosa centri con l'elettronica non si sa ma lei è venuta qui praticamente solo per questo), 1 vibro-cuscino massaggiatore (potete farvelo in casa inserendo il vostro cellulare col vibracall in un normale cuscino e poi chiamando continuamente il vostro numero di telefono...); svariato numero di cartucce taroccate per stampante.
Per chiudere, la beffa: siccome massimiliano non ha trovato ciò che cercava (un router wifi, e non chiedetemi cos'è e a cosa serva) siamo dovuti passare a comprarlo da mediaworld!


Istigato a postare...

Siccome rem ieri mi ha cazziato perchè non posto da un po', mi trovo in condizione di DOVER postare qualcosa, per non rimanere troppo all'asciutto.

L'altra sera mi sono imbattuto in un'altra apparizione del architectus cinematographis quando facendo zapping passo su "Distretto di Polizia" (non mi ricordo la serie, ma credo "5") e vedo che c'è un architetto che fa il filo a Vittoria Guerra (al secolo Daniela Morozzi) invitandola a cena, mandandole dei fiori... carino, penso io, galante. Una buona immagine per essere un architetto.
In realtà poi mi spiegano che l'architetto lì è il corpo estraneo, quello che fa il mollicone e distoglie Vittoria dal buon Giuseppe Ingargiola (al secolo Gianni Ferreri), e che una volta uscito a cena con Vittoria l'ha costretta alla fuga perchè non faceva altro che parlare di lavoro...
Ma perchè noi architetti parliamo sempre di lavoro?




WINY THE PACK

L'altro giorno stavo guardando una monografia di El Croquis sugli MVRDV, ho sfogliato le prime pagine, sbirciatina a indice, occhiatina a foto di gruppo, leggiucchiato qua e là in cerca di notizie su optimixer...quando nel cervello mi scatta qualcosa, la mia mente in background aveva rilevato un dettaglio senza che io ne fossi pienamente consapevole.
Torno indietro con le pagine per capire cosa si fosse stampato sulla retina. Rileggo, riguardo..ecco cos'era! La foto di gruppo: mamma mia! come sono belli, sembrano barbie ken e big jim versione architetto figo, sono praticamente perfetti, il prototipo dell'architetto alla moda.
Subito ho comunicato ai miei colleghi AST che avremmo dovuto farci anche noi una foto fica così, pagando un fotografo e rinchiudendoci per una settimana a fare foto davanti a una scrivania appositamente allestita, provando e riprovando finchè non viene uno scatto in cui siamo tutti decenti,e infine photoshoppare un tantino la foto, magari allungandola un po' (come la foto degli MVRDV) giusto per perdere qualche chilo o diminuire qualche difettino di troppo.
Poi ho osservato ancora meglio e ho visto qual è il particolare che rende la foto degli MVRDV assolutamente perfetta:
IL PACCO DI WINY MAAS! che fuoriesce in perfetto parallelismo con le pieghe della maglia! Naturalmente ho subito preteso che tutti gli architetti maschi esibissero nella foto la medesima grazia. Cari architetti,con una foto così, il successo è assicurato, PAROLA DI WINY THE PACK!

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Separate alla nascita

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Strane somiglianze:

A sinistra la famosa archistar Carmen Andriani all'uscita del parrucchiere di fiducia, a destra la famosa Meredith Baxter alias "Mamma Keaton," della celebratissima serie tv "Casa Keaton", all'uscita dell'incontro settimanale del collettivo archi-anarco-femminista "Elyse Keaton" intitolato al personaggio interpretato da se stessa



architetti al cinema parte x

sottotitolo
ormai ho perso il conto e non mi va di andare a contare tutti i post precedenti...

Aggiorniamo la lista delle apparizioni di architetti nei film e in tv. Questa volta Angiolo ha messo in campo il suo infallibile fiuto da segugio e ha scovato nuove chicche.
Tra parentesi, che gli architetti fossero più del dovuto già lo sapevamo, ma che fossero onnipresenti anche nell'immaginario cinematografico è una vera scoperta!
  • A Prima Vista (At First Sight, I. Winkler 1999): Mira Sorvino fa l'architetto che si innamora del massaggiatore cieco. Del resto se sei perennemente stressato, e non conosco architetti che non lo siano, faresti qulsiasi cosa pur di avere un massaggiatore a disposizione 24 ore su 24.
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  • Spaghetti a mezzanotte (S. Martino. 1981): Teo Teocoli fa l'amante architetto di Barbara Bouchet. Da rivedere.
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  • Insonnia d'amore (N. Ephron 1993): Tom Hanks è un architetto depresso, che novità...
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  • Trappola d'amore (M. Rydell, 1994): Richard Gere, affermato e fichissimo architetto, è invischiato in un triangolo amoroso con finale drammatico. Percaso essere architetti, fichi e fedifraghi porta male?
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  • White Noise (N. Johnson 2005): Michael Keaton è un architetto che cerca di comunicare con l'aldilà , tipo cercare di parlare al telefono con l'ufficio catasto ma con più probabilità di riuscita.
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  • Cambia la tua vita con un click (F. Coraci 2006): Adam Sandler fa l'architetto con un telecomando universale ma talmente universale che funziona anche sulla vita.
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Per il genere fiction abbiamo:
  • Amiche (2004): Lorella Cuccarini, Barbara De Rossi, Claudia Koll, Carmen Giardina e Maria Amelia Monti. Una di loro interpreta un architetto, chi?
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  • La famiglia Brady (1969-74): il papà fa l'architetto e mantiene una famiglia allargata con 6 figli. Roba d'altri tempi.



Ricerca architettonica nostrana

Siamo lieti di presentarvi gli esiti di un impegnativissimo workshop di alta ricerca architettonica che ha visto due prestigiose sedi a confronto.
  • un elaborato del seminario “Affekt” Epidermoid-stology 1 , Advanced Architecture Studio IV, Columbia University, NY.
  • studio di una sezione della "Fiadone House", Advanced Eno-Gastronomic-Architcture II, Architects-Without-a-Roof University, Pe.
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A voi scoprire a chi appartiene il corrispondente lavoro.



Quando si dice l'efficenza

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Quando si dice l'efficenza...
Prepari tavole, dwg, plotti, timbri, firmi e alla fine manca un dettaglio...
Ed ecco pronto norman a preparare l'esecutivo per il pianerottolo della scala in c.a. su... ma su cosa scrive... ma è una tavoletta di legno!!!
come al tempo degli antichi egizi???
quando si dice l'efficenza...




Le interviste di AST

LPP è uno dei nostri critici di architettura preferiti, lo seguiamo in libreria e sul web, ma soprattutto ci piace la sezione Interviste che aspettiamo trepidanti e immancabilmente leggiamo (saltando tutto il resto) nella sua presS/Tletter.
Dell'intervista ci piace soprattutto lo stile secco e seriale, da botta a risposta, che ricorda più l'intervista doppia delle Iene (quella serie di domande filosofico-intellettuali del tipo: ti sei rifatta; le tue tette sono vere; posizione preferita; hai mai fatto l'amore per soldi; fai un urlo ecc. ecc.) che le consuete interviste un po' pallose/seriose agli architetti di turno.
L'unica cosa di cui ci rammarichiamo veramente è che, non rientrando nella giusta tipologia di intervistato (docente universitario o/e architetto emergente) non avremo mai la possibilità di comparire nella suddetta newsletter.
Ma dove non arriva la fama/carriera universitaria/curriculum progettuale arriviamo noi.
Qui trovate alcune domande tipo prese dalle interviste (e speriamo che LPP non se l'abbia a male, questo non vuol essere un plagio ma un tributo, diciamo così...). Copiaincollate nel commento e rispondete mettendoci, mi raccomando, il meglio (o il peggio) di voi.
Così avremo un'intervista democratica, paritaria e senza censure.
Chiunque voglia potrà vedere la propria intervista sul web e si potrà fregiare del titolo di "intervistato del mese".

DOMANDE
(avvertenza: potete modificare, aggiungere o saltare tutte le domande che volete, niente discorsi seri o risposte intelligenti che sennò si abbassa l'audience)
  1. Una auto-presentazione in quattro righe
  2. Cosa ne pensi della ricerca architettonica in Italia oggi?
  3. Il nome di un architetto italiano vivente al quale faresti progettare casa tua.
  4. Il nome di una star internazionale alla quale non la faresti progettare.
  5. Il nome di un edificio famoso che non ti piace affatto.
  6. Il nome della tua rivista preferita e perché.
  7. Non c'è critica, ma solo storia (Tafuri). Sei d'accordo?
  8. Bruno Zevi. Un giudizio sintetico sul personaggio.
  9. L'università italiana...la consiglieresti? E se sì in quale città.
  10. Mettimi in ordine di preferenza i seguenti architetti: Eisenman, Koolhaas, Moss, Hadid, Herzog e de Meuron, Gehry, Coop Himmelb(l)au Fuksas, Piano, Anselmi, Purini, Cellini, Casamonti, Culotta (per cortesia non mettere parimerito).
  11. Un libro che consiglieresti a uno studente, uno a un architetto, uno a un critico.
  12.  Saranno famosi: fammi tre nomi
  13. Tre parole oggi importanti



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