Harry Potter e il calice di fuoco

Quando sono andato a vedere il film ero eccitato come un ragazzino di 10 anni che va a vedere le avventure del suo eroe preferito. Non vedevo l’ora di dare forma alle parole del libro appena letto. Mi chiedevo come avrebbero reso il torneo mondiale di quidditch, le avventure in fondo al lago, Valdemorth allo stadio larvale e tutti gli altri avvenimenti descritti nella storia.
Devo dire di essere uscito dal cinema un po’ deluso. Incredibili lo stadio di quidditch (sarebbe un progetto architettonico fenomenale), lo scontro col drago, la prova in fondo al lago e la sfida nel labirinto (evidente il riferimento a Shining di kubrickiana memoria) ma i resto mancava di vera tensione. E si, perché forse l’elemento del libro che nel film manca è proprio la tensione del giallo, il continuo succedersi di eventi che creano nuovi indizi e indiziati, il thriller giocato all’interno della scuola per scoprire chi ha incastrato Harry.
Nel film gli eventi sono molto concitati e spesso si perde il filo del racconto. Ci sono anche molte differenze rispetto a trama e personaggi.

  1. mancano completamente gli elfi domestici, che invece giocano un ruolo importante nel libro, divenendo anche il motivo per una lotta  per i loro diritti umani e sindacali messa in atto da Ermione.
  2. la relazione tra la gigantessa e Igrid  a un certo punto si blocca perché lei non accetta il suo essere una gigantessa, insomma questioni di razzismo magico.
  3. la storia che sta dietro il figlio di Mr. Crouch è molto più complessa e tragica.
  4. tutto il libro è pervaso da un senso continuo di tragedia imminente. Si avverte che gli eventi stanno per precipitare ma non si sa mai in quale direzione precisa.
  5. tra ermione e ron c’è in atto un flirt non dichiarato che nel film non si intuisce.
  6. Victor Krumm è descritto come uno sfigato introverso mentre nel film potrebbe essere uscito da una soap adolescenziale stile O.C.
  7. all’interno del mondo dei maghi c’è un acceso scontro politico tra maghi e mangiamorte con tanto di tribunali, informatori, spie e doppiogiochisti.
  8. la morte di cedric è davvero traumatica. Ci sono rimasto malissimo leggendo il libro. Invece nel film è trattata con un filo di retorica esagerata.

In generale non è che il libro sia un capolavoro della letteratura, anzi per molte cose è prolisso e troppo descrittivo, ma per altre è avvincente.
Inoltre, mi chiedevo se la scoperta della sessualità di Harry e dei suoi amici (appena accennata ma presente) non sia da mettere in relazione con la comparsa nel racconto della morte. La perdita dell’innocenza si accompagna alla inevitabile consapevolezza che anche in un mondo di magie si può morire.
Che sia l’ennesima riproposizione del rapporto eros e tanathos?


Effetto HP (Harry Potter)


Rem: "Imperius, Imperiuuus, IMPEEERIUUUS!"
Massimiliano: "Ma che fai?"
Rem: "È che vorrei un caffè."
Massimilano: "E non lo puoi fare?"
Rem: "Veramente vorrei che lo facessi tu."
Massimiliano: "Ho capito, ora lo faccio."
Rem: "Ma allora funziona..."


Cose da imparare

Ieri sera riflettevo sulle cose che mi sento ancora di dover OBBLIGATORIAMENTE imparare per potermi considerare almeno un mezzofondista accettabile.
SPUTARE E SOFFIARMI IL NASO IN CORSA.
Accanto ad altre cose, quali resistenza, potenza, accelerazione e altre belle capacità legate alla corsa, secondo me tra i fondamentali ci sono le due summenzionate competenze che realmente fanno di un atleta un serio professionista.
Lo vedo negli esperti corridori: quale grazia, noncuranza ed eleganza mostrano nello sputare e starnutire, cose facili se le si fanno da fermi, ma veramente complicate se le si vuol fare correndo.
Ho chiesto a L. e mi ha spiegato i segreti del "soffio del naso in corsa":
- "Tappa con l'indice la narice e fai compiere alla testa una mezza rotazione verso la testa dell'omero. Con uno scatto repentino verso l'esterno, soffia violentemente e, in ultimo, con indice e pollice elimina eventuali residui di moccio che poi scrolli con eleganza verso il basso".
Più facile a dire che a farsi, ma io ho preso appunti e la prossima volta ci provo. Solo che mi sento un po' in imbarazzo a farlo, per me è un vero tabù, retaggio della mia educazione catto-borghese.
Per quanto riguarda lo sputo, L. non mi ha saputo aiutare, non conosce questo fondamentale. In compenso non ho questa remora e più volte ci ho provato con esiti disastrosi: mi sono sbrodolato immancabilmente, letteralmente mi sono sputato dal braccio fino alla scarpa.
Il problema, secondo la mia analisi autodidatta, è la consistenza dello sputo. Non deve essere molliccio e filamentoso ma consistente e compatto.
Don Delillo in Underworld a un certo punto descrive questo sputo come "la perla" (o forse era "l'ostrica") e ne parla abbastanza diffusamente ma non spiega come si fa.
Qualcuno ha informazioni a riguardo? Ne va della mia formazione atletica.



Venerdì letterario

Lo scorso venerdì, per una strana concomitanza di avvenimenti, si sono succeduti una serie di eventi legati alla letteratura, anzi, alle letterature, visto che c’è stato di tutto di più.
Ore 18
Reading di Gianluca Mercadante del suo libro Il banco dei somari con accompagnamento di video, a cura di Franzo, e di suoni campionati, a cura di Globster (spero si scriva così).
L’esperimento, perché di questo si è trattato visto che i tre non si erano mai incontrati prima della serata, è stato interessante, stimolante e riuscitissimo. Primo perché Gianluca oltre che bravo scrittore è un talentuoso declamatore: voce impostata, piglio sicuro e forte presenza scenica. Secondo perché il V-jaying di Franzo e i campionamenti di Globster erano perfettamente in tono e riuscivano a enfatizzare i momenti clou della lettura senza sovrapporsi al testo. Terzo perché la commistione di testo, immagini e suoni, per una rara alchimia, è riuscita a creare uno spettacolo unico e coinvolgente. Voto 10+

Ore 22.30
Enrico Brizzi, quello di Jack Frusciante è uscito dal gruppo, si presenta a un incontro col pubblico in occasione del Festival delle letterature.
A parte che è bassino, l’unica cosa che mi viene da dire è che deve essere proprio dura riuscire sempre a dimostrarsi all’altezza delle aspettative di un uditorio. Brizzi è intelligente, diceva cose sensate e molto posate ma gli mancava la scintilla da romanziere maledetto, alla Keruac per intenderci.
Particolari da ricordare: i nomi delle sue tre figlie (Cloe, Zoe e Altea, non sono sicurissimo però, ma suonano all’incirca così) e l’idea di fare un viaggio tagliando trasversalmente l’Italia (da copiare in scala ridotta in Puglia la prossima estate, chi vuole partecipare?). Voto 6

Ore 23.30
Happening dei Raminghi. Premetto che con i Raminghi non riesco a essere imparziale: mi stanno troppo simpatici e li appoggio pienamente e incondizionatamente in tutte le cose che fanno. Certo possono sembrare improvvisati e allo sbaraglio, ma è proprio questa la loro forza, una sana incoscienza e una voglia incontrollata di fare.
Particolari da ricordare: la sete pazzesca che mi è venuta vedendo l’Oste, uno dei personaggi della performance, che distribuiva bicchieri di birra tra il pubblico (idea niente male…), il commento di uno del pubblico che alla frase recitata sul palco “La Poesia è morta” ha risposto “e meno male!” Voto "inclassificabile"


Risposte

Per uno strano meccanismo ancora da investigare, continuano ad arrivare a studio curriculum su curriculum. Normalmente abbiamo una risposta standard formale, ma a volte piacerebbe rispondere con un tono un po' più free di questo tipo:

"Siamo rimasti colpiti dalla tua incredibile vitalità e curiosità intellettuale e, nonostante gli errori di battitura (word ha una funzione apposita, usala la prossima volta)siamo spiacenti di informarti che per il nostro studio hai troppi interessi e troppo articolati, se ti presentavi come geometra avresti avuto più possibilità. Sicuri che non te ne rammaricherai, ti auguriamo felicità, prosperità e tanti figli maschi.
firmato
il tuo Studio preferito"

E voi, avete mai ricevuto risposte ai vostri curricula? Sarebbe bello confrontare le risposte. Ho il dubbio che in realtà ne esista una sola e giri tra tutti gli studi di architettura.


Nio

Maurice Nio è stato a un incontro in facoltà.
  1. me lo immaginavo alto, dandy e dalla capigliatura biondastra irrequieta (tutte fantasie mie). È piccolino, dimesso e dai tratti orientali.
  2. ha raccontato delle difficoltà che ha incontrato per realizzare i suoi progetti a causa dell’immancabile dimezzamento del budget in fase di realizzazione. Piccolo particolare: con il suo budget dimezzato per una pensilina d’autobus da noi si fanno 8 piazze, un asilo, il nuovo campus universitario e 20 cippi commemorativi sparsi.
  3. i suoi progetti sono provocatori, vivaci, a volte belli a volte inguardabili, abbastanza innovativi da essere pubblicati su riviste alla moda, ma, soprattutto, sono realizzati.
Cosa spinge gli amministratori pubblici e privati olandesi a commissionare e realizzare opere così sperimentali e controcorrente? Sarà la cannabis libera? Allora viva l’antiproibizionismo!


Capita

Non so se succeda in altre facoltà, ma nella nostra si. Mi riferisco all’incredibile strapotere del custode. Se dovessimo disegnare l’organigramma del personale universitario in cima alla piramide troveremmo il custode, seguito a ruota dal suo cane e poi, ma staccati di un pezzo, preside, direttori di dipartimento e docenti vari di ogni ordine e grado fino ad arrivare in fondo alle macchinette del caffè, ultime dopo le fotocopiatrici. Capita così di beccarsi un sonoro cazziatone perché si è finita la lezione alle 20.05 invece che alle 20.00, essere compatito dalle donne delle pulizie (“ti è andata bene, non ha bestemmiato né picchiato, ma la prossima volta…”), essere commiserato dalla vice-custoda (“mi dispiace per te, ma preparati perché ora che esci non so cosa ti può succedere”) e , infine, essere costretto a tornare sotto la pioggia a casa senza cappotto e ombrello perché lasciati su in dipartimento ormai sbarrato e buio. Capita.


Un Maestro


Mercoledì scorso sono stato a una conferenza in facoltà. Ospite Roberto Maestro, un vecchio docente di disegno che può essere descritto come uno strano ibrido tra babbo natale e Roberto Benigni, con l’avvertenza, però, di prendere dal primo l’aspetto fisico e dal secondo la verve istrionica. Conferenza strana, come spesso capita: un vecchio docente va in pensione e gli si dedica una specie di tributo, si assiste a una sorta di passaggio d’armi, un incontro o travaso di esperienze tra una generazione e un’altra. È stato un po’ come ascoltare i racconti di un nonno che descrive i tempi andati, osservare la bellezza dei disegni e delle prospettive a mano, la forza e precisione di un progetto e di un’idea che si costruisce attraverso segni e schizzi sulla carta. Ma è stato anche l’occasione per misurare tutta la differenza con la nostra generazione. Sentire definire i computer “macchinette infernali” fa pensare alle invettive di un cocchiere contro il treno a vapore, di un amanuense contro la macchina da scrivere, di un telegrafista contro il cellulare. Mi chiedo se si tratti una condizione inevitabile con l’età. Se così, allora quando saremo vecchi noi che cosa rimpiangeremo e cosa definiremo infernale? Oppure siamo già così permeati dal concetto consumistico di innovazione tecnologica da essere in grado di assorbire qualsiasi ritrovato tecnico ci possa capitare tra le mani? Mentre ascoltavo le parole di Maestro e guardavo i suoi disegni una cosa mi ha colpito in particolare. Maestro, pare soprattutto ultimamente, crea i suoi schizzi a occhi chiusi, correggendo con pochi tratti quanto fatto senza guardare. È un’idea eloquente e spiazzante: per disegnare è necessario guardare con gli occhi della mente. Questo mi ha fatto ricordare un racconto meraviglioso, come spesso lo sono, di Carver. Si intitola Cattedrale. Nel racconto il protagonista riesce a vedere e a comprendere cosa sia una cattedrale chiudendo gli occhi e lasciandosi guidare la mano da un cieco mentre questi disegna su di un foglio di carta. È un’inversione di ruoli. Non è il cieco ad affidarsi a un vedente per conoscere il mondo esterno ma il contrario. E questo avviene per tramite di un disegno che non viene visto ma “sentito”. Forse è questo che rimpiange Maestro: la bellezza e la forza di un pensiero che si fa materia prima ancora che concetto astratto. E tutto attraverso il movimento di un braccio, un gesto del polso, il contatto leggero della grafite sulla carta.


Il buio nella mente


È stato graduale, me ne sono accorto lentamente. Quando è arrivata la certezza, la consapevolezza dell'inevitabile, mi si è aperta una voragine nera nella mente. Il campo visivo si è ristretto, un alone grigio ha iniziato a stringersi a partire dal contorno, via via fino a nascondere l'immagine che avevo di fronte a me. Tutto si è ridotto a un unico puntino sfocato. Una saracinesca si è chiusa, tutte le connessioni col mondo annullate. Un unico pensiero che si agita nella mente: ma come ho fatto a perdere 350 Mb di modello tridimensionale in Rhino? Maledetto virtuale.


Grigio


Oggi il cielo è grigio, per la precisione Pantone 423.


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