La scoperta che anche gli uomini sono dotati di tette ha un pericoloso effetto collaterale. Si può innescare un contorto meccanismo psicologico dal quale è difficile sfuggire. Lo definirei “sindrome da tettescopia compulsiva”, ovvero l’impulso irrefrenabile e obbligato a sbirciare il torace di tutti gli uomini per cercare di scoprire se soffrono di ginecomastia. In poche parole, se hanno le tette.
Se ci pensate bene, è esattamente quello che succede quando vi raccontano, malignamente, che la tal ragazza si è rifatta il seno. Non c’è scampo. Ogni volta che la incontrerete farete finta di interessarvi ai suoi discorsi, annuirete e farete di si con la testa, ma in realtà starete guardando da tutte le angolazioni possibili le tette, proprio per capire se sono rifatte o se quello che vi hanno raccontato è una frottola (se poi avete gli ormoni a motore non avete certo bisogno chiedervi se sono finte o vere per guardarle

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Inizierete così a soppesare e a osservare i vari seni maschili e scoprirete che c’è un’incredibile e insospettata varietà: tettine adolescenziali e appena abbozzate, abbondanti da maggiorato, coniche e appuntite, cascanti e flosce, sode e massicce, avvizzite e rugose.
Ma attenzione, signori perché allora sentirete tutta l’inadeguatezza del vostro petto, farete confronti e aspirerete a nuove misure e proporzioni. Prima che ve ne rendiate conto, sarete sul lettino di un chirurgo plastico per farvi quei pettorali che avreste sempre voluto e per avere un petto tonico e turgido come nemmeno yuri chechi ha mai avuto. Del resto tra sopracciglia depilate, lifting, trapianti di capelli e protesi di polpacci, che male c’è a desiderare di avere almeno una terza di seno?