Lampione


Inauguriamo la campagna "Mi dissocio 2005" con questo bel pezzo di arredo urbano.
Già Cascella non mi fa impazzire, ma quando si mette a fare anche i lampioni tocca veramente il fondo. Il risultato sembra un incrocio tra una parabola satellitare, il telefono della doccia e un lecca-lecca extralarge.
MI DISSOCIO!



Scoop!


Il sindaco di Pescara alla conferenza di Toyo Ito.
Ringraziamo per lo scoop il nostro agente in incognito A.



“MI DISSOCIO 2005”

Partecipa anche tu alla campagna “MI DISSOCIO 2005”, la prima forma di protesta civile promossa da Architetti senza tetto. Sei stanco delle brutture che ti circondano, della banalità edilizia imperante, degli orrori estetici urbani che ti assalgono quotidianamente? Partecipa alla campagna. È semplice. Scatta una foto all’obbrobrio in questione e inviala a questa e-mail: rem@architettisenzatetto.net. Verrà pubblicata sul blog e parteciperà all’omonimo concorso internazionale. Al vincitore sarà consegnata in premio una targa commemorativa, un set di evidenziatori e una confezione di muffin al cioccolato (di quelli del lidl, che sono più buoni). Per aiutarti, abbiamo preparato un modulo da inviare insieme alla foto (barrare le voci che ti interessano):

“MI DISSOCIO 2005”
Di fronte all’inqualificabile
  • squallore
  • inciviltà
  • orrore
  • nefandezza assoluta
  • altro …….
rappresentata da questa/o
  • architettura
  • spazio
  • installazione artistica
  • piazza
  • fontana
  • altro …..
voglio esprimere tutto il mio DISSENSO e pertanto, in quanto
  • architetto/a
  • cittadino/a
  • pensionato/a
  • bambino/a
  • cane/a
  • uomo/a
  • altro/a
dichiaro solennemente che
MI DISSOCIO!

Presto potrai scaricare il logo ufficiale da stampare e affiggere dove più ti aggrada. Partecipate numerosi! D’altronde le occasioni non mancano…


un'altra piazza inospitale



Pescara ha una lunga tradizione di piazze inospitali. Piazze che invece di accogliere e invitare alla sosta, riescono ad allontanare pedoni, vecchietti e bambini. Ora abbiamo una nuova piazzetta posta sul fianco di San Cetteo, dove c'era un vecchio edificio cadente e poi, per anni, un cantiere che ha partorito la tal opera. A vederla passando in macchina, la piazzetta mi ha subito incuriosito per la presenza di alcuni elementi, sorta di parallelepipedi scavati, che si trovano al centro e su due lati del quadrato della piazza. Mi incuriosivano perchè, con i loro pannelli in vetro bianco e le massicce cornici bianche, evocavano opere di Dan Graham o Donald Judd. Così, l'altra sera, complice una serata lobotizzante in tv, abbiamo deciso con Massimiliano di andare a vedere da vicino. Inutile dire che i riferimenti a Graham sono scomparsi immediatamente. I parallelepipedi sono delle balaustre che servono ad impedire ai malcapitati di cadere in un fosso che attraversa per lungo la piazza e sul cui fondo scorre incessantemente dell'acqua. L'immagine che meglio di ogni altra può descrivere la piazza è "cimitero". Mancano solo delle lapidi e il gioco è fatto. Tutto lo spazio libero (quello non attraversato dal fiumiciattolo) è trattato a prato con delle microbordure e con sottili cipressi posti agli angoli. Quattro panchine sembrano messe lì a caso. Su tutto troneggia una mastodontica fontana fatta con un agglomerato di rocce da cui zampilla acqua. Il risultato è un po' inquietante: potrebbe essere un monumento alla Majella, una interpretazione retorica dell'acqua come sorgente di vita, un sacrario per le vittime del free climbing (la tentazione di arrampicarsi sulle rocce è forte ma bloccata dal flusso costante di acqua) o, più semplicemente, l'ennesimo pincone fallico urbano, un prestante menhir bitorzoluto e fradicio. Ma rimane una domanda: chi è l'autore? Se avete notizie aiutateci.


Il ragazzo uccello

Spesso, quando vado al parco per correre, mi imbatto in esemplari di una fauna insolita. Una volta ho incontrato uno scoiattolo nero con una macchia bianca sul petto; un’altra volta ho visto un fagiano sgambettare tra i prati convinto di essere l’unico ospite della pineta; un’altra volta ancora ho visto un picchio femmina (esemplare di insegnante di educazione artistica in libertà) che picchiettava con un martelletto sui pini staccandone pezzi di corteccia. L’esemplare però più unico e stravagante è il ragazzo uccello. Si tratta di un ragazzino di circa 16, 17 anni, biondino e un po’ acneico che si mette appollaiato sulla barra per gli esercizi.
La barra in questione è un tubo di ferro orizzontale posto a una distanza da terra di circa due metri dove, in teoria, si dovrebbero fare esercizi come quelli dei ginnasti, solo che se cadi azzoppi sulla terra cruda. Io, al massimo, avevo visto qualche trippone che ci si appendeva per 10 secondi lasciandosi penzolare come un caciocavallo, almeno fino a oggi. Non so come abbia fatto a salirci sopra, fatto sta che nei miei sette giri durati in totale 45 minuti, il ragazzo uccello non si è mai mosso dal suo trespolo. È rimasto sempre lì, tranquillo e sereno senza far nulla, e ogni volta che ci sono passato sotto guardava avanti, verso il fondo della pineta.
Al settimo giro non ce l’ho fatta più. Mi sono avvicinato nella mia corsetta strascicata e gli ho chiesto: – Scusa, ma che fai lì appollaiato?
E lui – Faccio cose.
E dicendolo ha fatto un gesto della mano, una rotazione del polso dall’interno verso l’esterno, l’indice e il pollice a formare una pistola, il gesto che si farebbe per spiegare una cosa ovvia e definitiva, come mettere le carte in tavola durante una partita di scala quaranta.
Mi sono sentito stupido per la domanda e me ne sono andato salutandolo. Gli ho fatto il segnale universale di Fonzie, o degli imperatori romani al colosseo, il pugno chiuso col pollice alzato, come per dire: continua pure che vai alla grande.



Comunicazione telefonica mattutina

- Salve buon giorno. Chiamo dal Sahara Sun Center, posso parlare con la signora?
- No.
- …E quando la potrei trovare?
- Mai.
- …Ma, è molto impegnata?
- Non credo.
- … Lavora fuori?
- Più che altro è un po’ assente, anzi, per esser precisi, è un po’ “inesistente”, in poche parole, non esiste in alcuna forma materiale, spirituale, ontologica o sensibile!
- …E se chiamo nel fine settimana?
- STUM! (rumore della mia testa che sbatte violentemente sul tavolo) Se proprio le fa piacere…
- Allora grazie e buon giorno.
- Buon giorno.



La vera storia del progetto di Toxo Ito per Pescara

Narra la leggenda che L. e A. durante un programma di scambi enogastronomici dal titolo “Italia-Giappone. Arrosticini e Sushi a confronto” si trovano a Tokyo ad un buffet promosso dalla Locanda di Joz. Tra i numerosi partecipanti c’è il nostro Toxo che, dopo i terzo piatto di tajerille con le cotiche, arso da una sete implacabile, cerca disperatamente qualcosa da bere.
Non sapendo una parola di italiano o di inglese, trova un pezzo di carta e inizia a disegnare l’oggetto del suo desiderio: un bicchiere di vino, non importa se bianco, rosso o rosè. Anche l’acqua va bene, purchè fresca e con tante bollicine.
L. e A., che intanto stanno osservando la scena, cercano di soccorrere Toxo, il quale porge incautamente loro il foglietto.
- “Ma è geniale, è fantastico, è un’opera poetica e ironica allo stesso tempo, solo un maestro come lei poteva partorire un’idea così sopraffina e sagace, un’opera in cui trovano compiutamente espressione le tensioni e i dinamismi latenti nella attuale società dei flussi immateriali”, dice A.
- “Mi associo pienamente! La nostra città sarà lieta ed onorata di pregiarsi di cotanto monumento. E anche se piazze, piazzette, marciapiedi e parcheggi per auto, biciclette e carrozzine sono ormai stati appaltati ai migliori designers mondiali, sono sicuro che troveremo il luogo adatto ad ospitare questa eccelsa rivelazione di una delle firme più importanti del panorama architettonico mondiale”, incalza L. mentre infila nella tasca della giacca il foglio di carta.
Toxo, che ovviamente non ha capito niente, sorride, annuisce e cerca una via di fuga verso il piatto più vicino di sagne e fagioli, ignaro di aver contribuito alla sfolgorante rinascita cultural-architettonica di Pescara.
Il resto, è storia.



Trasloco


Stiamo per traslocare. Il blog presto avrà un nuovo indirizzo. Ragioni di marketing aziendale. Per il resto siamo super impegnati, stressati e anche un po' incazzati. Troppi impegni. A studio non parliamo più nemmeno tra di noi, regna il silenzio e il ticchettio dei mouse. Ieri sera, poi, ci siamo rivisti tutti insieme a cena con la mitica KJ ed è stato come se ci incontrassimo dopo chissà quanto tempo. Da rifare!


moj-ITO


Fermi tutti, qui c'è qualcosa che non mi torna... Come è possibile che un grande dell'architettura possa proporre un progetto simile per Pescara? Mi sembra che si stia prendendo gioco di noi... e che qualcuno glielo stia permettendo ( immagini gentilmente concesse da lele e momica)




Ginecomastia #2

La scoperta che anche gli uomini sono dotati di tette ha un pericoloso effetto collaterale. Si può innescare un contorto meccanismo psicologico dal quale è difficile sfuggire. Lo definirei “sindrome da tettescopia compulsiva”, ovvero l’impulso irrefrenabile e obbligato a sbirciare il torace di tutti gli uomini per cercare di scoprire se soffrono di ginecomastia. In poche parole, se hanno le tette.
Se ci pensate bene, è esattamente quello che succede quando vi raccontano, malignamente, che la tal ragazza si è rifatta il seno. Non c’è scampo. Ogni volta che la incontrerete farete finta di interessarvi ai suoi discorsi, annuirete e farete di si con la testa, ma in realtà starete guardando da tutte le angolazioni possibili le tette, proprio per capire se sono rifatte o se quello che vi hanno raccontato è una frottola (se poi avete gli ormoni a motore non avete certo bisogno chiedervi se sono finte o vere per guardarle!).
Inizierete così a soppesare e a osservare i vari seni maschili e scoprirete che c’è un’incredibile e insospettata varietà: tettine adolescenziali e appena abbozzate, abbondanti da maggiorato, coniche e appuntite, cascanti e flosce, sode e massicce, avvizzite e rugose.
Ma attenzione, signori perché allora sentirete tutta l’inadeguatezza del vostro petto, farete confronti e aspirerete a nuove misure e proporzioni. Prima che ve ne rendiate conto, sarete sul lettino di un chirurgo plastico per farvi quei pettorali che avreste sempre voluto e per avere un petto tonico e turgido come nemmeno yuri chechi ha mai avuto. Del resto tra sopracciglia depilate, lifting, trapianti di capelli e protesi di polpacci, che male c’è a desiderare di avere almeno una terza di seno?



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