Confronti

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Indovina indovinello, qual è la zona residenziale e quale la favela?
(Caracas vista da Google Earth)



Se lo dice lui...

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La notizia non è recentissima ma alquanto rivelatrice.
Quell'eccelso paraculo maestro dell'architettura contemporanea che risponde al nome di Peter Eisenman ha venduto il suo appartamento a New York per la modica cifra di 3.2 milioni di dollari a un gestore di nightclub. La notizia è riportata sul New York Observer dove, alla domanda se avesse disegnato la sua magione, l'eccelso candidamente dichiara:

"Non vivrei mai in ciò che progetto. Vita e arte sono differenti. Tengo molto alla mia vita - tengo molto alla mia arte. Mi piace progettare cose per gli altri, ma non mi piace progettare per me stesso."

Se queste parole non vi hanno fatto venire la pelle d'oca, aspettate e andiamo oltre perchè il bello si trova alla fine dell'articolo:

"Se lei fosse mio figlio, non vorrei mai che fosse architetto - ha detto il settantenne al giornalista - perchè è un mondo troppo difficile. Guardi, mio figlio si è laureato in legge tre anni fa e guadagna più di me dopo 40 anni di lavoro."

Domanda: se invece di scassarci le palle per anni con migliaia di sovrapposizioni e rotazioni di inutili griglie, assi, palinsensti. riletture sofisticate di Terragni, case virtuali e nuovi paradigmi elettronici il caro Peter ci avesse detto prima queste parole, oggi non saremmo tutti dei felici avvocati?


Cambia Abitare

Dopo aver dato un'occhiata al nuovo Abitare diretto da Stefano Boeri, proverò a esplicitare le mie impressioni attraverso una proporzione:

Nuovo Abitare : Vecchio Abitare = Gente : MicroMega

Intendiamoci, la nuova veste mi piace molto, l'idea di coinvolgere scrittori e gente comune per proporre uno sguardo "laterale" all'architettura è simpatica ma, proporrei di inserire delle rubriche che mi sembrano d'obbligo:
  1. Il bon ton dell'architetto:
    es. "Caro Stefano B., devo andare a ritirare il Pritzeker Prize e non so cosa mettermi. Tu cosa mi consigli?"
  2. Case da re:
    immancabile reportage sulle mummie regali del mondo e le loro magioni dorate.
  3. Le stelle degli architetti:
    "Sagittario. La speranza di avere l'incarico è indebolita dal contrasto fra Plutone e Marte: non è il momento per far iniziare il cantiere. Il momento è ideale se vuoi crearti un harem di stagiste: Venere e Plutone amoreggiano."
E comunque, trovo bellissime le schede sintetiche alla fine della rivista che ti spiegano i progetti. Si dovrebbero staccare e conservare in un pratico raccoglitore come si fa con i ricettari.



Gli architetti visti dai non-architetti

Sull'inserto dell'ultimo Abitare, di cui prossimamente parleremo, c'è una gustosa lettera aperta di un scrittrice, Annie Choi, rivolta ai suoi amici architetti. La lettera risale a un anno fa quando la Choi l'ha pubblicata su Pidgin, la rivista studentesca della Princeton School of Architecture.
Inutile dire che ha avuto un'enorme eco (tra gli architetti, ovviamente) di cui c'è sentore qui(dove trovate anche la pubblicazione originale).
Eccovi alcuni gustosi estratti.

[...] le uniche persone che conosco sono architetti. E tutti progettano vibratori di vetro dove io mai lavorerei né tanto meno andrei ad abitare[...].

Architetti, sarò sincera, voi mi confondete. Lavorate 60, 80 ore la settimana e nonostante questo non avete mai soldi. Perchè non mi offrite un drink? [...]

Gli architetti amano discutere di quanto poco riescono a dormire. In queste occasioni uno dirà che è rimasto in studio fino alle 5 di mattina per tornare indietro dopo due ore. Poi un altro dirà, oh, questo è niente, io non ho dormito per un’intera settimana. E a questo punto, prova a indovinare, un altro dirà io non ho mai dormito. Miei cari architetti, il vostro duro lavoro non si misura sul numero di ore sottratte al sonno. Avete mai sentito nominare Rem Koolhaas? È un famoso architetto. Ho sentito dire che Rem Koolhaas dorme sempre. Credo lo stira facendo anche adesso. Ho anche sentito dire che risolve tutti problemi. E anche che, viaggiando in continuazione, costruisce edifici che assomigliano non a falli di vetro ma a vagine di cemento armato. Dormendo di più, si conquista la vagina. Imparate da Rem Koolhaas. [...]

Gli architetti sono una parte importante della mia esistenza. Mi chiamano alle undici di sera e mi dicono che sono appena usciti dallo studio e mi chiedono se ho fame. Senti, è praticamente mezzanotte. Ho cenato ore fa. È passato così tanto tempo che, in effetti, ho ancora fame. Dunque, sì, ci andrò. E dopo esserci andata, so che là troverò altri architetti impegnati in conversazioni sui virtuosismi di AutoCAD e su qualcosa che riguarda certi pannelli elettrici e non posso credere che questo sia tutto quello che hanno fatto oggi, che lagna! [...]

Guardo a tutta questa gente intorno al tavolo, povera, stanca e affamata e penso a me stessa: ho solo una pallottola in canna, chi sceglierei? Ho un amico che fa il medico. Mi prescrive pillole. Mi piacciono. Ho un amico avvocato. Mi aiuta a fare causa al mio proprietario di casa. I miei amici architetti non mi hanno mai dato nulla. Niente pillole, nessun consiglio medico, e non sanno nemmeno come si scrive “citazione in giudizio”. Un solo architetto, amico mio, si è reso conto una volta che il mio appartamento misurava 18 mq. Carino. Lo ringrazio per questo. [...]

Dunque, cari architetti, vi starò addosso per un po’. Mi auguro che un giorno qualcuno di voi possa diventare medico o avvocato o possa calcolare le mie tasse. E allora tutti rideremo pensando al tempo in cui passavate le vostre serate a parlare di qualche europeo mai incontrato, che progettava edifici che non avreste mai visitato poiché eravate troppo occupati a lavorare a qualche cosa che non sarebbe mai stato costruito. [...]





Musica nello spazio

Se, come dice Schelling,  l'architettura è musica nello spazio, allora, per favore, qualcuno potrebbe alzare il volume che qui non si sente niente?


coming soon...

arriva... arriva... l'ho visto l'atra sera... arriva... ora sto preparando dei disegni urgenti, ma appena mi libero posto...


Deformazione professionale

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Per caso ho iniziato a leggere questo libro, attirato dalla bruttezza della copertina (un’immagine passata al tritacarne del filtro “acquerello” di Photoshop) e dal titolo inconsueto, Breve storia dei trattori in lingua ucraina.
La storia narra delle disavventure di un ottantaquattrenne invaghito di una trentaseienne ucraina dalle tette rifatte e della battaglia intrapresa dalla sue due figlie per cacciare quella che in codice sorellesco diventa “la troia”.
Non svelo il finale né la trama che si svolge tra comicità esilarante e compassione tragica ma mi è piaciuto per la leggerezza con cui racconta vicende epocali attraverso storie minime (la famiglia del vecchio arzillo è sopravvissuta alle due guerre mondiali, si è trasferita in Inghilterra lasciandosi alle spalle tradizioni, parenti ma anche zone d’ombra e di dolore, e si scontra con la propria nemesi, una nuova emigrante che fugge dalla povertà indotta dall’impatto del capitalismo sulla traballante società post-urss) e per la forza emanata da tutte le donne descritte. Una sorta di società femminile che mi ricorda la famiglia di mia madre (4 sorelle e un numero indefinito di zie e cugine), una banda agitata e impetuosa, sempre sul punto di esplodere come una pentola a pressione, ma pragmatica e unita quando si tratta di agire.
Mi ha sempre incuriosito il modo in cui le donne affrontano la vita secondo regole e meccanismi che agli uomini non sono dati a sapere. C’è un radar tutto femminile che sembra guidare anche le protagoniste a compiere con decisione infallibile atti apparentemente irrazionali ma efficaci. E in tutto questo gli uomini fanno la parte dei vecchi rincitrulliti e sbavanti dietro a un seno prosperoso o al motore di una macchina da sistemare.
Come spesso mi accade quando leggo, la deformazione professionale fa sì che mi rimangano impressi oltre i personaggi anche i luoghi, in particolare le case. Tutta la vicenda del racconto ruota intorno alla vecchia casa del padre: mi sembra di conoscere perfettamente il salotto, poi diventato anche camera da letto, la cucina, la stanza da letto dei genitori e quella delle figlie, il giardino e l’orto con i meli.
Durante lo svolgimento della storia si vede la casa cambiare, trasformarsi con i suoi personaggi, e quando alla fine è svuotata e messa in vendita, sento che mi manca. Deformazione professionale.

Post scriptum
Mentre cercavo un’immagine da inserire a commento, ho scoperto che esiste un nutrito sottobosco equivoco fatto di agenzie che promettono di far incontrare insoddisfatti uomini occidentali con la moglie perfetta. Uno dei siti di queste agenzie “intermediarie” recita così:

“Ci sono più belle ragazze e donne in Ucraina, pro capite, che in nessun’altra nazione del mondo. E, per di più, la maggior parte di loro, diversamente dalle donne della cultura occidentale, sono veramente desiderose di avere un marito da adorare e accudire.”

Guardando le foto di queste signore e signorine, in pose provocanti, se giovani, rassicuranti se over 30 o 40, viene da pensare alla ragazza protagonista del libro, con la sua storia, la sua speranza di fuggire e raggiungere il benessere occidentale.
Ma la cosa terrificante è la struttura di questi siti, identica a quelli per il commercio di oggetti: c’è la pagina con le offerte della settimana, il catalogo completo, le 100 donne preferite dai visitatori, il motore di ricerca per individuare quella moglie che rientri nel range di età, altezza, istruzione, conoscenza della lingua, stato civile e numero di figli.
In questo mercato globale, l’occidente offre beni elettronici, gadget di lusso, vestiti di marca, stili di vita fasulli, chi è povero non ha che mettere sul piatto della bilancia nient’altro che se stesso.


Stupido

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Se vi capita di andare nella sala conferenze di Architettura a Valle Giulia evitate di sedervi nella seconda fila, quarto posto da destra.



filippe stark

ancora un altro ogetto di No!DESIGN bau bau buc Image Image Image Image


NO!DESIGN #19

Mannaia

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Autore: sconosciuto (in realtà è facile ipotizzare sia uno dei lavoretti dell'asilo di un certo Jason Voorhees )
Tubolare di ferro in cui è incastrato un pezzo di ferro opportunamente sagomato e affilato onde recidere polli, pezzi di manzi, babysitter adolescenti chiuse sole in casa durante la notte di Halloween.

Questo pezzo, dice mio fratello, è stato trovato per caso nella casa in cui abita. Lascito di qualche precedente inquilino, si trova ora sulla scrivania del suddetto fratello e funge da fermacarte. Visto che il fratello, almeno fino ad ora, non ha mostrato sintomi evidenti di serialkillerità, si presume non se ne separi mai per questioni di legittima difesa e/o scaramanzia. Pare, infatti, funzioni da ottimo dissuasore per l'anticristo che occupa la stanza affianco.



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