
Per caso ho iniziato a leggere questo libro, attirato dalla bruttezza della copertina (un’immagine passata al tritacarne del filtro “acquerello” di Photoshop) e dal titolo inconsueto,
Breve storia dei trattori in lingua ucraina.
La storia narra delle disavventure di un ottantaquattrenne invaghito di una trentaseienne ucraina dalle tette rifatte e della battaglia intrapresa dalla sue due figlie per cacciare quella che in codice sorellesco diventa “la troia”.
Non svelo il finale né la trama che si svolge tra comicità esilarante e compassione tragica ma mi è piaciuto per la leggerezza con cui racconta vicende epocali attraverso storie minime (la famiglia del vecchio arzillo è sopravvissuta alle due guerre mondiali, si è trasferita in Inghilterra lasciandosi alle spalle tradizioni, parenti ma anche zone d’ombra e di dolore, e si scontra con la propria nemesi, una nuova emigrante che fugge dalla povertà indotta dall’impatto del capitalismo
sulla traballante società post-urss) e per la forza emanata da tutte le donne descritte. Una sorta di società femminile che mi ricorda la famiglia di mia madre (4 sorelle e un numero indefinito di zie e cugine), una banda agitata e impetuosa, sempre sul punto di esplodere come una pentola a pressione, ma pragmatica e unita quando si tratta di agire.
Mi ha sempre incuriosito il modo in cui le donne affrontano la vita secondo regole e meccanismi che agli uomini non sono dati a sapere. C’è un radar tutto femminile che sembra guidare anche le protagoniste a compiere con decisione infallibile atti apparentemente irrazionali ma efficaci. E in tutto questo gli uomini fanno la parte dei vecchi rincitrulliti e sbavanti dietro a un seno prosperoso o al motore di una macchina da sistemare.
Come spesso mi accade quando leggo, la deformazione professionale fa sì che mi rimangano impressi oltre i personaggi anche i luoghi, in particolare le case. Tutta la vicenda del racconto ruota intorno alla vecchia casa del padre: mi sembra di conoscere perfettamente il salotto, poi diventato anche camera da letto, la cucina, la stanza da letto dei genitori e quella delle figlie, il giardino e l’orto con i meli.
Durante lo svolgimento della storia si vede la casa cambiare, trasformarsi con i suoi personaggi, e quando alla fine è svuotata e messa in vendita, sento che mi manca. Deformazione professionale.
Post scriptum
Mentre cercavo un’immagine da inserire a commento, ho scoperto che esiste un nutrito sottobosco equivoco fatto di agenzie che promettono di far incontrare insoddisfatti uomini occidentali con la moglie perfetta. Uno dei siti di queste agenzie “intermediarie” recita così:
“Ci sono più belle ragazze e donne in Ucraina, pro capite, che in nessun’altra nazione del mondo. E, per di più, la maggior parte di loro, diversamente dalle donne della cultura occidentale, sono veramente desiderose di avere un marito da
adorare e accudire.”
Guardando le foto di queste signore e signorine, in pose
provocanti, se giovani, rassicuranti se over 30 o 40, viene da pensare alla
ragazza protagonista del libro, con la sua storia, la sua speranza di fuggire e raggiungere il benessere occidentale.
Ma la cosa terrificante è la struttura di questi siti, identica a quelli per il commercio di oggetti: c’è la pagina con le offerte della settimana, il catalogo completo, le 100 donne preferite dai visitatori, il motore di ricerca per individuare quella moglie che rientri nel range di età, altezza, istruzione, conoscenza della lingua, stato civile e numero di figli.
In questo mercato globale, l’occidente offre beni elettronici, gadget di lusso, vestiti di marca, stili di vita fasulli, chi è povero non ha che mettere sul piatto della bilancia nient’altro che se stesso.