Caffè #2


Uno dei cliché immancabili di un vero tavolo di architetto: la macchia della tazzina di caffè.


Nuove opportunità di lavoro per gli architetti

Si sa che noi giovani architetti lavoriamo più con Photoshop che con Autocad (sulle motivazioni bisognerebbe fare un altro particolareggiato post) e allora perchè non mettere le nostre competenze di abili ritoccatori al servizio di una più ampia fetta di mercato? Pensate al business del fotoritocco, altro che condoni e accatastamenti!
Per avere un'idea guardate e imparate da questo sito


La mia vita da caffeinomane

Sono sicuro che se dovessero fare una ricerca statistica sul consumo di caffè nei luoghi di lavoro gli studi d’architettura sarebbero ai primi posti.
E questo solo grazie al contributo che quotidianamente diamo Peter e il sottoscritto. Abbiamo raggiunto un grado di esperienza e sofisticazione nell'assunzione quasi industriale di caffè che solo una vera dipendenza può dare.
Dopo aver raggiunto il fondo (e per fondo intendo bere un cocktail fatto con i fondi delle tazzine lasciate da una settimana sui tavoli da disegno) inizi ad apprezzare tutte le sfumature di un caffè: aroma, colore, consistenza, corposità e temperatura.
Il caffè segna i ritmi dello studio. Il primo appena si arriva, il secondo dopo aver sistemato i lavoretti più semplici, il terzo per ritrovare la concentrazione, il quarto per riprendere dopo pranzo, il quinto quando arrivano visite, e poi il sesto, il settimo...
In tutto questo ci siamo resi indipendenti (vedi post precedenti) ma, da buoni caffeinomani ci piace andare alla ricerca di nuovi posti ed eleggere i nostri preferiti. Se c'è tempo arriviamo in via Piave, quando vogliamo "godere" allora c'è tavoletta, se i tempi sono ristretti si va al bar Napoli (però solo se c'è la ragazza, specie di regola fissata insindacabilmente da Peter), se siamo disperati in piazza San Francesco (sperando che non ci sia il vecchio barista).
Eppure, c'è stato un tempo in cui il caffè mi faceva schifo...



Caffè #1

Ore 11.
Sono già alla mia terza macchinetta di caffè. Sarà il caldo, la pressione bassa, l'afa appiccicosa, non so, ma oggi neanche se mi facessi il caffè per endovena riuscirei a mettere i neuroni sulla posizione "on".


mi vengono in mente tre cose

mi vengono in mente tre cose tristi:

in viaggio da torino a pescara.
la signora sessantenne che non sa leggere, a bologna perde il treno perchè non si accorge che è cambiato il binario, prende il treno successivo, passa tutto il viaggio seduta sul predellino in corridoio (qualcuno le cede il posto a sedere ma nello scompartimento sente caldo), e per tutto il viaggio litiga con quelli che devono passare nel corridoio mandandoli a quel paese, in modo a dir poco colorito. Il corridoio del treno infatti è ormai suo e inveisce su chiunque la "disturba", dando la colpa a tutti per quello che le è capitato. E sono solo le due di notte. Arriverà a lecce alle dieci del mattino.

la parrucchiera che si fa da sola il progetto per la ristrutturazione del suo negozio, poi chiama l'architetto e gli chiede quanto costa farla. E per di più non vuole cambiare la controsoffittatura. Ne ha chiamati già tre di architetti e un po' alla volta reperisce informazioni. Andando avanti così prima di natale avrà un progetto dettagliatissimo e le idee molto chiare. Massimiliano conosce questa storia meglio di me, chiedete a lui.

L'ingegnere che ci accompagna a visitare un cantiere. Finto orgoglio, questi edifici sono bellissimi. Ma tutti gli hanno detto che non sono poi granchè e quindi ti anticipa sulle critiche. E' alto magro e avrà la mia età...e fa un gran caldo. Sì, effettivamente quei balconcini non sono granchè.


Senza pudore

Navigando in rete è facile imbattersi in architetture di ogni tipo, belle, brutte, interessanti, innovative o retrograde. Insomma un po' di tutto. E' la prima volta però che ci imbattiamo su di un sito stiloso e supersnob come questo in un esempio che con l'architettura e con i concorsi non ha niente da spartire. Il nostro involontario eroe, perchè per me di questo si tratta, non ha pubblicato l'ultimo museo progettato, o la più recente villa stramiliardaria in costa azzurra. Niente di tutto questo. Ha inserito sul sito le foto (tra l'altro di pessima qualità) del proprio tristissimo monolocale-casa per le vacanze. Immagini che ci vergogneremmo di far vedere anche agli amici più stretti, qui si trovano a diretto contatto i rendering più fantascientifici immaginabili. La prima reazione è di sconcerto ("ma come, non si vergogna, ma è senza pudore!") ma poi ripensandoci ho preferito leggerci un sottofondo provocatorio e dissacrante:  come architetti ci piacerebbe fare solo progetti lussuosissimi e avanguardistici ma la realtà è spesso questa, un monolocale ereditato dalla nonna e arredato con i mobili vecchi della zia.



E' nato un fratellino

Evviva, evviva. Abbiamo un nuovo fratellino-blog: Architetti con le tette. Il nome dice già tutto...


architetti senza tetto

Ci siamo! Finalmente siamo in rete con un blog tutto nostro. Perchè? Perchè tutti lo hanno e noi non potevamo essere da meno, e poi, non volete sapere tutto quello che avviene in uno studio di architettura?


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