autore mio zio (NO!DESIGN#8)

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autore mio zio.....sedia fatta con ex cassetta di gassosa in metallo (rigorosamente ciavalini gassose) e schienale recuperata da una sedia che probabilmente era destinata al fuoco...un vero NO!DESIGN?



Flussi nel Tevere

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Arriviamo sul Tevere che sono già le nove di sera. Il traffico inizia a diventare caotico ma si trova ancora parcheggio. Prima di scendere lungo le rive ci fermiamo a prendere la grattachecca, gusto tamarindo.


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Strano ma vero

Sembrava passata l'eco per il video e invece oggi ricevo questa mail:

My son is the bass player in the Apples, and I saw your video and sent it to him. He liked it, too.
They haven't played in Italy yet, although they just got back from 3 weeks in Europe. Thanks for the support!
I especially liked your version of my son's bass playing on that video because he forgot they were filming and started staring out the window.

Insomma, la madre del bassista degli Apples in stereo ha fatto vedere loro il nostro video e ha trovato più convincente il nostro Angiolo al basso!!!
Queste sì che sono soddisfazioni...



NO!DESIGN restyling

Questo fine settimana l’ho passato quasi interamente a rielaborare l’immagine della mia bicicletta.
La decisione di spendere il tempo a smontare, scartavetrare, raschiare e poi spruzzare è nata tutta da un’illuminazione.
Tadao ed io eravamo a una conferenza in cui, a un certo punto, venivano fatte vedere le immagini di un’installazione artistica che consisteva in una serie di vecchie bici colorate di tinte fluo che scorrazzavano come fantasmi per una città olandese. È stato allora che ho deciso: “Anch’io voglio la bici fosforescente”.
Ammetto che il risultato di tanto lavoro sia una vera schifezza: il colore, lungi dall’essere uniforme e compatto, ricorda lo stucco veneziano, insomma ha un’effetto marmorizzato non voluto che conferisce quel tocco estremamente personale al colore.
La pittura con le bombolette, poi, è stata piuttosto difficoltosa, causa forti raffiche di vento e generale inesperienza, e ha avuto pesanti effetti collaterali consistenti in nuance e striature arancio fluo su:
  1. 5/4 di terrazzo (1/4 ha conservato il colore originario grazie all’unico foglio di giornale usato come protezione).
  2. Lato del tavolino da esterno (precedentemente) bianco.
  3. Ginocchio sinistro.
Per non parlare della difficoltà di rimontare la bici. Alla fine mi sono ritrovato con alcuni bulloni in più e la ruota davanti traballante (ho scoperto che il sistema per far girare la ruota davanti è complicatissimo, ci sono circa 12 bulloni, dadi e oggetti non identificati  che devono essere stretti/allentati con precisione chirurgica sennò la ruota non gira per niente).
Quando sono andato dal meccanico per farmela sistemare, la sua reazione è stata quella di coprirsi gli occhi inorridito: “Beh, qualcosa da ridire sul colore?” gli ho fatto minaccioso. Non ha obiettato nulla e alla fine non si è fatto nemmeno pagare.

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Quando si dice "una sottile metafora"...

Grazie a una attenta segnalazione di norman, pubblichiamo due progetti reperibili sul web.
Ma direi, in realtà, che non è tanto la "celata metafora" che merita un post, ma quanto l'evidente incomprenzione di chi ha disegnato questi due progetti, della differenza tra "entrare" e "uscire"... vada per il rubinetto, ma io, entrare da quel punto della mucca... mi rifiuto!!!


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Flussi correnti

Avviso per tutti quelli che domani si trovano a Roma o intendono andarci o, se sono indecisi su cosa fare, potrebbero anche decidedere di andarci.

a Piazza Tevere (tra Ponte Sisto e Ponte Mazzini)
Venerdì 22 Giugno 2007, dalle 21.00 alle 2.00, si terrà
FLUSSI CORRENTI

L'evento artistico prevede:
PERFORMANCE MUSICALE di Ars Ludi
Composizioni di: Steve Reich, Nicola Sani, David Monacchi e Corrado Fantoni
Musicisti: Antonio Caggiano, Rodolfo Rossi, Gianluca Ruggeri, Andrea Biondi, Carlo Di Blasi, Massimo Tata, Emiliano Barnia, Fabrizio Bartolini, Valerio Borgianelli, Michele Camilloni, Roberto De Vincentis, Sandro Pippa, Pietro Pompei. Con la partecipazione di Gabriele Lazzarotti  al basso elettrico.

AMBIENTI SONORI
Musiche elettroacustiche dal festival di sound-art ed ecologia - Ear to the Earth, New York. Composizioni di: Jean-Claude Risset, Joel Chadabe, Steven Feld, Carla Scaletti, Aleksei Stevens
ideazione e cordinamento musicale: David Monacchi

LUMINALIA
- intervento artistico di Kristin Jones e Daniel Brown

Per maggiori informazioni visita il sito www.tevereterno.it
o scarica l'invito
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(e se poi qualcuno ci ospita ricambiamo con arrosticini e pecorino abruzzese :) )


Librerie e scrittori di successo

Sabato si inaugura una nuova libreria in città.
È un buon segno: contro il calo endemico dei cinema, la scomparsa delle biblioteche di quartiere, il declino dei negozi di dischi, è un segnale che forse qualcosa in città si muove.
Il locale ha subito tali trasformazioni che accoglie distrattamente anche questo ennesimo cambio di tipologia merceologica. Da cinema nel tempo è diventato negozio di vestiti benettoniani, vestiti per “ggiovani”, sala conferenze e, ora, libreria.
C’è il pubblico delle grandi occasioni culturali pescaresi: nugoli di signore ottantenni che profumano di cipria, indossano metri di perle, agitano come coniglietti-duracell ventagli colorati e gareggiano in acconciature dalle cotonature aggressive quanto ardite (e in questo devo dire, con orgoglio, che mia nonna batte tutte essendo stata nominata “testa cotonata dell’anno” per ben tre volte consecutive: in pratica, 1/3 dell’altezza dichiarata di mia nonna è fatta di capelli e lacca – più lacca che capelli – e ha il grande vantaggio di non dover indossare il casco quando si fa portare in moto dai suoi prestanti spasimanti ultracentenari).
A completare il parterre, un distinto assessore (“Scusi mi sa indicare il reparto rimedi naturali, ops, credevo fosse del negozio...), imboscati per il prosecco e frutta tropicale (si riconoscono dal costume e gli infradito) e, soprattutto, orde di adolescenti di sesso femminile in tempesta ormo-letteraria.
Gli organizzatori hanno pensato bene di assoldareinvitare un Autore per tenere a battesimo il locale e la scelta è caduta giustamente sul più osannato-presenzialista scrittore della piazza, tal Federico Moccia.
Ora, non ho nulla contro questo uomo in quanto non ho letto niente di suo nè tanto meno ho visto film tratti da sue fatiche letterarie, ma ho provato un po’ di compassione per questo individuo, in completo sportivo nel mezzo di un caldo tropicale, costretto a scambiare due chiacchiere simil-interessate con ragazzine inebetite dall’adorazione (o semplicemente inebetite), pronto a farsi fotografare con sorriso da ictus, guancia a guancia con le suddette mentre madri supertecnologiche scattano fotografie con cellulari dell’ultima generazione.
É vero compatimento quello che provo per lui quando la summenzionata ninfetta, dopo un nanosecondo, gli gira le spalle e, senza nemmeno salutare, si mette a inviare via mms la foto appena fatta a tutte le amiche della palma (ndr. per gli indigeni pescaresi la palma è l’ombrellone).
Mentre osservo la varia umanità presente, giro tra i brutti scaffali, guardo i titoli dei libri notando ancora una volta l’assenza di sensatezza nella scelta dei titoli della sezione architettura, critico mentalmente il font usato per indicare le sezioni tematiche, osservo inorridito i particolari trascurati come intonaci non sistemati, angoli sbozzati, mattonelle mal messe, controsoffitti mancanti, luci improvvisate, tutti dettagli che rivelano un’apertura frettolosa. Ma il mio cuore di architetto subisce quasi una sincope alla vista di travi sospese in acciaio ingentilite da vasi di edera e fiori sanremesi: ricordate gente, se non volete avere sulla coscienza la morte estetica di un architetto e volete a tutti i costi che da una trave penda qualcosa che non sia comune ragnatela, si deve trattare solo delle alghe dei fratelli Bourollec, punto e basta!
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Mentre lascio il negozio guardo il Moccia: è esausto, annientato, stravaccato sul tavolo di cristallo, con una mano si regge la testa e con l'altra scrive meccanicamente dediche.
Forse, in questo momento, sta rimpiangendo di aver scritto un libro che parla di lucchetti appesi a ponti e sta giurando a se stesso che il prossimo libro sarà un pamphlet sull'esistenzialismo russo.
Forse.



Mucche cannibali e maiali amplificati

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Mangon fa lo spazzasuoni. Il suo lavoro consiste nel ripulire stanze e ambienti dai suoni residui lasciati da traffico, applausi, urla, preghiere. Per questo lavoro ha un particolare talento: riesce a sentire le tracce sonore lasciate nel passato direttamente col suo orecchio. Innamoratosi perdutamente di una cantante d'opera decaduta la aiuterà a calcare le scene per l'ultima volta per poi, tradito, tornare al suo umile lavoro.
Nel racconto di Ballard (Lo spazzasuoni, 1960), i suoni restano attaccati alle cose e alle pareti come scie odorose. Raccontano del passato, delle vicende avvenute in spazi apparentemente vuoti.
La performance di ieri sera all'ex-mattatoio, a opera di Globster (live set) e Francesco Polcini (dj vj set) si può interpretare come un'operazione inversa a quella compiuta da Mangon: ridare sostanza a cose avvenute.
Anche se non era chiaramente percepibile l'intento, e questo mi sembra il punto debole dell’operazione (far riflettere sulla inumanità dell'industria dell'alimentazione carnivora? puntare il dito sulla schizofrenia di una società che da un lato estetizza gli animali a simpatici gadget e poi ne tortura le carni? rivelare la dicotomia di uomini sapiens-sapiens in bilico tra istinto predatore e coscienza eco-animista? ), l'effetto è stato violento.
Per far riaffiorare l'odore del sangue dal pavimento di cemento e i rumori degli zoccoli che scalpitano degli animali uccisi è bastata un'immagine tinta di rosso, l'eco di un suono campionato nascosto tra i glitch elettronici. L'ambiente, con tutti i ganci che ancora sono appesi al complesso sistema di binari aerei, è come una bomba carica in attesa di un detonatore. E basta una scintilla, nella forma di un colore o di un suono, per far rivivere sensazioni macabre e violente.
Lo spettacolo poteva essere anche più efferato e l'alternanza di immagini cruente e ironiche (bellissime le due animazioni di Monica, attimi di leggerezza) ha mitigato il senso montante di malessere.
All'uscita, un po' per sdrammatizzare, girava la proposta di una bella tagliata di manzo e due salsicce alla brace.
Per chiudere, mi è venuta alla mente una strana associazione. Uno dei vecchi capannoni del mattatoio è stato trasformato in lussuosa e trendy palestra. Mentre aspettavamo l'inizio dello spettacolo, si vedevano corpi sudati e muscolosi appesi a carrucole e tiranti delle macchine del fitness. Una versione postindustriale e sublimata, ancora una volta, di un mattatoio.




NO!DESIGN #7

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Fermalibro Segnalibro
Autore: Rem
linguetta metallica di un floppy usato.

Ormai nessun computer ha più il lettore per floppy e c'era il problema di smaltire una busta intera di vecchi dischetti. Una volta smontati e ridotti in pezzi, le linguette di alluminio appiattite si sono rivelate ottimi fermalibri segnalibri.



Architettisenzatetto vs Apples in stereo

Se sei giù di morale, il cliente non paga, Autocad trimma a caso le linee, hai la nausea da 3D e sei in pensiero per la prova-costume, non ti preoccupare:
CANTA CHE TI PASSA!

Architettisenzatetto vs Apples in stereo
qui, invece, gli originali
The Apples in Stereo- Same Old Drag

(dedicato a tutti gli architettisenzatetto del mondo)



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