La guerra delle chiappe


Grazie a FR: D (e anche a Lina Bo) scopriamo che la tendenza di appiccicare due chiappe a una sedia è abbastanza diffusa.
Qui abbiamo la versione chiappesca di Rudebravo (che rude è rude ma bravo? ) il quale sembra ironicamente riferirsi alla proliferazione di curve siliconiche anche dove non ce ne sarebbe bisogno.
La sua sedia Silicon Hills, infatti, oltre a presentare le immancabili chiappone aggiunge a queste anche due zinne che piatte non definirei.
Solo che notoriamente, almeno così mi pare, zinne e chiappe non compaiono dallo stesso lato del corpo femminile mentre qui le troviamo compresenti (non credo che le suddette protuberanze superiori possano passare per "scapole alate").
Mi viene in mente però un'altra alternativa che possa sfuggire al campo del surrealismo onirico-erotico e far rimanere la congettura in un più fedele verismo: e se le poppe fossero quelle tipo ottantennemadredi12figliallattatituttialseno che quindi potrebbero anche fare un paio di giri intorno al collo e alla fine ricadere mollemente dietro le spalle?



DA LINO BANFI A FABIO NOVEMBRE: LA SEDIA "HER"

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Grazie alla segnalazione di Michele (sei un dannatissimo genio) scopriamo i veri riferimenti del nostro Fabio Novembre.
Il video è imperdibile sia per Banfi (cit. cult: "pure il campo da tennis hai preparato, puttanazza, così io con la racchetta tuc tuc tuc e tu con lui zic zic zic" ) che per Teocoli che interpreta l'"avchitetto Andvea Soldani".





Nuovi campi di lavoro



Ragazzi, se siete alla ricerca di una specializzazione evitate feng shue, architettura sostenibile e certificazione energetica per dirigere forze e attenzioni verso nuovi e promettenti campi.
Dopo il parcheggiatore abusivo e il capomafia oggi c'è anche il prestanome. Basta avere un contocorrente, amici imprenditori molto rampanti e come clienti generali della finanza, presidenti del consiglio nazionale dei lavori pubblici e ministri della repubblica.


I fratelli Campana hanno un cugino e si chiama It



via Designboom




Lapo Elkann designer



C'era un tempo in cui i ricchi passavano il tempo facendo il proprio umile mestiere, che consisteva nel dissipare eredità, drogarsi, tatuarsi i polpacci come segno di anticonformismo, sparare ai maggiordomi, sposarsi tra cugini e trombare ballerine e attricette.
Oggi, invece, al ricco beota non basta più e oltre a dissipare eredità, strafarsi di coca, farsi vedere e fotografare con ragazze mano nella mano e trombare transessuali si aggiunge un insano bisogno creativo. Fintanto che tale "bisogno" si concretizza in accessori di moda fasulli ed etichette da appiccicare a destra e a manca su varie auto di famiglia mi sta pure bene, ma quando si arriva a "disegnare" una linea di mobili, qui signori, si esagera.
Ma se questa disgraziata scimmia ammaestrata (e mi scuso con tutte le scimmie ammaestrate e non) non sa neanche compitare il suo nome come si può pretendere che abbia anche lontanamente ideato o disegnato dei mobili? Certo i mobili in questione sono poco più che giochi froebeliani, accozzaglie banali di parti più o meno meccaniche con piani di legno/vetro, fiacchi esercizi progettuali elaborati in un seminario da 0,5 crediti di disegno industriale per corrispondenza, per cui anche una gallina sotto stimolo pavloviano avrebbe potuto creare uno di questi prototipi, ma qui, dico qui, si parla di Lapo, ovvero quanto di più lontano si possa immaginare da un essere umano senziente, un uomo che quanto a quoziente intellettivo è superiore solo a un atomo di carbonio (e nuovamente mi scuso con tutti gli atomi di carbonio che non meritano questo paragone).
Immagino la fatica per fargli imparare a memoria 20 righe di comunicato stampa scritto coi piedi. Infatti, alla domanda preparata "qual è il tuo architetto preferito?" non si può far rispondere "Gae Aulenti", è chiaro che ci si è preparati la sera prima sfogliando un Domus degli anni '80 trovato in soffitta.
E vogliamo parlare di quell'altro punto di non ritorno dell'umana civiltà che è stato l'evento "Lapo Elkann incontra Gaetano Pesce"? Come si può mortificare così un uomo che ha fatto la storia del design italiano accomunandolo a un uomo che ha fatto la storia di Mai dire martedì?
 


Hasta la schiena siempre

Avete mai sentito parlare degli Indiani Ayoreo? Originari del Gran Chaco, sono una tribù indigena del Paraguay che un tempo abitava nelle foreste aride del nord. Sono stati un popolo nomade di cacciatori e raccoglitori fino a che gli allevatori e gli speculatori li hanno gradualmente privati della loro area. Nonostate il loro stato sancisca il diritto di proprietà della terra, non lo rispetta e attualmente gli Ayoreo sono dispersi nei boschi.
Ne ha sentito parlare l'architetto Alejandro Aravena, per via di una loro curiosa invenzione: una cinghia con cui si avvolgono le ginocchia al petto quando sono seduti per terra. Si tratta di un concept per uno schienale nato nella notte dei tempi. L'Aravena si è fatto campeggiatore e, complice la Vitra, si è dedicato all'indagine dei bisogni primordiali dell'essere umano, quelle necessità mai mutate come accomodarsi dove capita capita.
Nasce così Chairless: una cinghia con cui avvolgersi le ginocchia al petto quando si è seduti per terra.

Ma allora che differenza c'è tra una Chairless occidentale di ultima generazione e una corda sbrindellata del popolo Ayoreo? Nessuna, per quanto riguarda la funzione e l'utilizzo. L'Aravena ha attinto dalla sapienza dell'universo e dai segni che madre natura manda continuamente su questo pianeta. Di suo, ha ingegnerizzato la corda con fibbia, il tessuto sintetico e il passante regolabile à la mode del 2010 ed ecco il dispositivo perfetto del "nomade moderno", la sedia senza sedia.
Guardiamo l'umanità che ha inviato la sua foto con la Chairless e rivolgiamo la nostra preghiera agli spiriti dei nostri avi: o spirito della sedia pieghevole, fa che domani non piova e che mi passi questo tremendo dolore al coccige, cosi che io possa usare Chairless per unire i giornali in un unico rotolo e raggiungere presto un'area pic nic.
La battaglia degli Ayoreo per il diritto a sussistere come tribù è ancora in corso, per chi si fosse dimenticato del design per cause più serie, c'è Survival. Vitra si ricorda dei suoi designer e supporta la Foundation for Paraguayan Indian Communities con parte dei proventi delle vendite. Dev'essere per questa opera di bene che il primo lotto in vendita sul sito è già esaurito. In attesa del riassortimento, chi volesse provare dovrà cercarsi in soffitta la tracolla di un vecchio borsone. 


Scusate la faccia

Imprenditore esibizionista, designer erotomane e per questa settimana anche cronista culturale. Fabio Novembre è l'uomo del momento. Sguinzagliato da Abitare in veste di inviato speciale al Salone del Mobile di Milano, sta regalando i suoi principi in ogni domanda e in ogni citazione. Ci voleva proprio un mediatore culturale sul carrozzone del design, tenuto conto che gli anni dei grandi maestri sono andati da un pezzo. Novembre è un'interfaccia umana per professionisti, curiosi e investitori pronta a sdrammatizzare l'Italia per come è oggi nel suo core business, la Milano da bere. Ma non conta solo esserci, occorre anche partecipare, per questo il nostro è presente non solo in veste di critico ma anche di progettista. Due anni fa ci aveva lasciati tutti a bocca aperta applicando alla sempreverde e sempre riconoscibile Panton Chair un culo, o meglio tutto il retro dalla schiena ai piedi, in versione per lui e per lei, Him e Her l'originalissimo branding per Casamania. A qualcuno sarà anche piaciuto il divertissement della proposta e la bella forma di entrambe le versioni, ma tornando al design il pollice è decisamente verso. Image Novembre, il riciclaggio non si fa così, rimettiti a progettare con una forma di copia e incolla più tua, che usare come modulo di base la roba degli altri è come fare le cover dei Beatles cantate in italiano. Come riportato dal prode Rem, è lui stesso il primo a credere nelle parole di Isaac Newton “ho potuto guardare lontano perchè sono salito sulle spalle dei giganti”. Quest'anno invece ci ha messo la faccia. Comparso in mutande nella pubblicità, non era il caso di insistere con le parti vestibili. O forse dopo essere salito sulle spalle di Verner Panton è diventato lui stesso un gigante e ha copiato se stesso, riproponendo lo stesso modulo con una maschera al posto delle chiappe: la Nemo Chair per Driade. Image Io qui invito tutti a sospendere per un attimo il giudizio su questo progetto, una variante di quello dell'anno scorso che già faceva pena di suo, e per quest'uomo, che per una volta ha voluto essere sincero e ammettere di fronte a colleghi e critici che ha la faccia come il culo.


Incomunicabilità

Più guardo i suoi scombinati video e più mi affeziono a quest'uomo. Il salone del Mobile ora ha senso solo perchè c'è lui. Ancora non capisco se ci fa o ci è ma ha una naiveté così disarmante che non si può non volergli bene. Ingenuità come quella che dimostra quando cerca di far parlare quel muro di policarbonato trasparente che è Tokujin Yoshioka. Il nostro Fabio Undicesimo (come il mese, ovviamente) non sa che è praticamente impossibile riuscire a far rivelare a un architetto/designer le proprie fonti d'ispirazione. Nessuno rivelerà mai da quale rivista degli anni '60 ha copiato l'idea nè che sul comodino ha la monografia di Khan piuttosto che di Breuer.
Il nostro ingenuo intervistatore non sa, o finge di non sapere, che anche sotto tortura, mettiamo mentre gli viene tagliata l'ultima falangetta delle dita dei piedi con un seghetto da traforo, un architetto continuerebbe comunque a dire che l'ispirazione del suo ultimo progetto gli è venuta guardando il vento, leggendo una poesia, sentendo il rumore di una foglia che cresce, e mai e poi mai ammetterebbe di aver sfogliato 1000 Chairs.
Fabio si lamenta della scarsa comunicatività del giapponese. Ma ci credo bene: intervistato e intervistatore sono due mondi paralleli, uno viene dall'iperuranio e l'altro da Lecce, uno disegna questa

e l'altro questa


Per chiudere, mi è piaciuta molto la citazione di Newton che Novembre ha ripetuto cocciutamente come un mantra (alla decima volta l'ho imparata anch'io) per sollecitare non dico una impossibile risposta, ma anche solo una reazione di pseudointeresse nella sfinge nipponica: "Ho visto così lontano perché sono salito sulle spalle dei giganti".
Questo spiega molto di quella sofisticata operazione metaprogettuale consistita nel prendere la Panton Chair e nell'appiccicarci sotto un culo.



Park(ing)



Banksy arriva a Los Angeles e colpisce duro.
via Arrested Motion


Gemelli monozigoti

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(qui il video. A proposito di interviste: ma tra il cazzaro novembre e il soporifero weishaar non si poteva trovare una via di mezzo? )


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