Vado via...

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Vado via.
Ho BISOGNO di andare via...
Ho passato tre settimane d'inferno tra il lavoro in studio e l'università, con un "bottino" di due o tre lavori iniziati (di quelli che ti fanno perdere più tempo di quanti soldi ti fanno avere), un contributo e un breve saggio pubblicati, una trentina di revisioni di tesi, un sopralluogo fuori provincia (con cena di pesce annessa, però), solo un libro letto dei quattro che volevo leggere, un po' di catasto e di anticamera al comune, senza mai un attimo di respiro.
Il risultato?
Mercoledì sera, una sera che avrei dovuto passare con la fidanzata al lume di candela (come da programma, visto che per vederci devo quasi darle un appuntamento scrivendolo sull'agenda...), ero a letto con 38 e 2 di febbre, con lo stomaco in subbuglio e un tremore inarrestabile per il freddo, nonostante i 21 gradi della mia stanza da letto... tutti sintomi l'indomani mattina completamente spariti!!!
Allora VADO VIA!!!
Corro lontano...
Mi prendo il mio spazio e, soprattutto, il mio tempo...
(cosa che un giovane professionista - o aspirante tale - dovrebbe fare ogni qual volta l'indicatore della stanchezza arriva nella zona rossa...)
Passo un paio di giorni in un agriturismo intervallando piacevoli passeggiate in montagna a energiche rifocillate in un tempio dell'enogastronomia abruzzese.
Il tutto con una politica molto "slow"... slow-food... slow-trekking... a cellulare spento e con la sola compagnia della mia dolce metà...
E se al mio ritorno sarò ancora stressato...
bhè...
almeno avrò visto bei posti, avrò fatto qualcosa di salutare e avrò mangiato bene...
con la migliore compagnìa che io possa desiderare...

A lunedì.


Filippo Timi


Domenica sera, dopo ore di zapping selvaggio mi fermo un attimo sulla trasmissione della Dandini. Generalmente la evito, ho un’ingiustificata antipatia per la Banda Osiris e mi sembra che, andando al fondo, la trasmissione faccia solo markette (con la k di Chiambretti): gli ospiti sono sempre registi/cantanti/scrittori ecc. ecc. sempre e invariabilmente prossimi all’uscita dell’ultimo film/CD/libro.
Ma a un certo punto compare sto tipo, un po’ sciatto, deperito e giallognolo da cattiva alimentazione, occhi spiritati e movimenti scordinati. Si chiama Filippo Timi. Scopro si tratta di un famoso e giovane attore di teatro, vera promessa delle scene, che adesso, guarda caso, pubblica un libro. Va bene, penso, ecco la marketta. Andando avanti resto sempre più colpito da quest’uomo che sembra un concentrato di sfiga: balbetta paurosamente, parla un italiano dall’accento umbro, sembra timidissimo, è scordinato, si muove in continuazione e, dulcis in fundo, è quasi cieco. Ed è uno dei migliori attori teatrali nazionali? Sembra incredibile, voglio dire, quest’uomo è riuscito a sommare su di sé tutto quanto può essere considerato opposto alla sua professione ma, nonostante questo, fa l’attore. Resto folgorato da questo interrogativo: come ha fatto a trasformare punti deboli, insicurezze e mancanze in pregi? Ovvero: come si fa a mutare la sfiga in fortuna?
Spinto da questo interrogativo corro in libreria a comprare il libro che, nelle sue premesse, dovrebbe essere l’autobiografia di Timi scritta a due mani con Albinati. Inizio a leggere prevenuto. Sarà l’ennesimo instant book scritto per cavalcare l’onda del successo mediatico di questo promettente attore, un libretto raccogliticcio a cui l’Albinati scrittore ha dato una ripulita. E invece no.
continua…


Peter Eisenman ad Ascoli



1. Ascoli è sempre una sorpresa. Entri nella città, ti addentri in vie e viuzze sempre col naso in su: “guarda quel palazzo, che bella quella cornice, interessante la quinta urbana…”
E poi, all’improvviso arrivi nella Piazza del Popolo e hai davanti a te uno spettacolo unico, sempre magnifico. Questa volta il pavimento bagnato dalla pioggia creava strani riflessi con la luce fredda del pomeriggio.

2. Sala strapiena. Ambiente familiare, sembra di stare in facoltà a Pescara per quanti sono gli studenti che si sono spostati per assistere alla conferenza. Che bello rivedere amici di vecchia data, A+A, D. capellone, un po’ di chiacchiere e aggiornamenti sulle ultime novità. La parte più bella della conferenza.


3. Eisenman è un po’ ingrassato dall’ultima volta che l’ho visto a Roma. Sembra un appagato ragioniere in fase pre-pensione, non ha certo l’aura da “archistar”. Per non parlare della conferenza. Solita solfa sull’asservimento dell’architettura alla “visione” che dal ‘400 fino ai media televisivi di oggi sembra aver causato tutti i mali della disciplina. Insomma, cose che scriveva e diceva negli anni ’70, aggiornate al “nine-eleven”, come dice lui, e allo strapotere del “brand” e dell’’”advertising”. E ancora, l’idea di “passività” che offusca la mente dei fruitori e mina la stessa architettura che, a detta sua, può riscattarsi attraverso una “passività non passiva, ovvero, radicale”. Per inciso, non capisco perché un architetto debba ancora rifarsi a Heidegger, Wittgenstein o Derrida per legittimare il proprio fare architettura. È come se uno si vergognasse del fatto che tira su muri, costruisce pilastri, sceglie la carta da parati o mette i cessi nelle case. Mi sembra che ogni disciplina sia un arte quando svolge la sua funzione con onestà e intelligenza, senza scomodare filosofi o metafisiche postmoderne. Ma è una mia opinione.
Tre i progetti presentati: il memorial di Berlino, la Città della cultura della Galicia, a Santiago di Compostela, e un ‘orrido, ma veramente orrido’ progetto per un concorso. Ma dico io, invece di chiudere in bellezza, che fa, si spara la cartuccia più moscia? Boh!
La conferenza termina con un momento di tragicomica banalità: essendo un fan accanito di calcio (cosa più volta ribadita nella presentazione) gli regalano una maglietta dell’Ascoli con dietro stampato “10 EISENMAN”. E lui che fa? Salta su euforico, si toglie il maglioncino blu e si infila a forza la maglietta, tutta strettina, aderente aderente, sulla camicia.
Scusate ma se non è questo il sintomo del declino di uno dei massimi esponenti dell’architettura contemporanea, allora cos’è?


4. Ancora sconvolti dall’exploit da “Sagra dell’oliva: interviene Raul Casadei, Gigione e Peter Eisenman”, scendiamo in piazza per ripartire. Tra i ragazzi che parlottano noto un ragazzino, bassino, tarchiatello, tutto vestito di nero, capelli ciocche ciocche e colpi di sole, solo. È un lampo. Capisco subito che è il figlio di Eisenman. E capisco anche che non dev’essere una vita facile essere il figlio di un “genio”, sentirsi paraculato in diretta dal proprio genitore perché si preferisce un incontro di fantacalcio a una partita allo stadio (aneddoto raccontato con divertito sadismo dal padre), cercare di vivere una vita da adolescente medio quando tuo padre per tirare una linea deve prima citarti l’opera omnia di Deleuze e Guattari.

Lina Bo, Tadao, Owen: voi c’eravate. Che impressioni avete avuto?


Parole tabù

Stavamo parlando del famoso spot sulla “patatina” quando mi è venuto in mente che i doppi sensi imperanti mi stanno rovinando l’esistenza lessicale.
Infatti, la mia indole catto-moralista è così forte da spingermi inconsciamente a evitare tutte le parole con doppi sensi. Ed è faticosissimo oltre che ingiusto. Perché mai devo sentirmi in imbarazzo se parlo di patate? Eppure io mi sento in difficoltà, tentenno, cerco sinonimi per parole che fino a giorni prima pronunciavo tranquillamente e innocentemente.
Così, su due piedi, questa potrebbe essere la mia personale lista di parole tabù:

  • patatina/patata;
  • piccione;
  • fava;
  • erba;
  • maria;
  • finocchio;
  • fico;
  • pizza;
  • pisello;
  • pesce;
  • uccello;
  • verga;
  • salame;
Ecco, mi piacerebbe tornare a usare queste parole senza farmi tremila problemi se il mio interlocutore possa travisare o no le mie parole. Voglio tornare a quando le parole avevano per me un significato e uno solo!


Umorismo in aula

Mentre spiego alla lavagna:
"E adesso prendiamo il punto C..."
E dal fondo dell'aula:
"Salute!"


Gehry pop star

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Oggi alle 14:30 ho avuto finalmente ragione nel seguire ininterrottamente da anni tutte le puntate di un cartone animato in tv, perchè è avvenuto ciò che non credevo sarebbe mai avvenuto: nella puntata de "i Simpson" il protagonista è stato FRANK OWEN GERHY!!! icon_eek icon_eek icon_eek
Dopo le biblioteche e le abitazioni dei nababbi disegnate sui modelli delle prairie houses di Frank Lloyd Wright, ci siamo trovati ad ammirare un auditorium di Gehry nella serie tv.
La parte decisamente più esilarante è stata quando Gehry, davanti la sua casa (mirabilmente e fedelmente riprodotta dai disegnatori, se non per l'aggiunta di un archetipica cassetta della posta) riceve la richiesta di costruire un auditorium a Springfield (assieme a una bolletta della luce da Bilbao...) che accartoccia e getta via. Il foglio accartocciato subito gli pare una illuminazione:" gehry sei un genio!" esclama.
E il foglio accartocciato di trasforma nell'auditorium di Springfield.
Niente male anche la parte in cui si vede la costruzione della struttura: un'ossatura metallica perfettamente ortogonale, degna del più asettico imitatore miesiano, che viene presa a "palle di cemento" (di quelle da demolizione) e piegata al volere dell'architetto fino a raggiungere la forma delle vele gehriane.

Ma dopo l'esaurimento dell'entusiasmo per l'avvenimento (infatti stò scrivendo dopo oltre sei ore dall'accaduto perchè fino a poco fa mi tremavano ancora le mani...) mi sono intristito.
Poco dopo l'inaugurazione dell'auditorium i conti dell'auditorium vanno in rosso e l'edificio viene abbandonato. Il sig. Burns lo acquista e lo rende una prigione.
Che sia una "sottile" quanto ormai scontata metafora dell'architettura bella ma economicamente insostenibile?




Architettura a 1€?

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Girando in rete e facendo qualche ricerca su un motore di ricerca con alcune varianti del temine "architettura" mi sono imbattuto in questa pubblicità.
io ne ho già ordinata una... a stò prezzo...
icon_biggrin


Il mio nuovo mito


Da qualche giorno ho trovato un nuovo mito, un esempio da seguire. Cosa mi ha spinto a passare da Sufjian Stevens a quest'ometto che rassomiglia tanto a un famoso cuoco presenzialista? Queste parole:

"Si potrebbe e si dovrebbe discutere a lungo delle scelte di questo Governo ben più disinvolte di quelle indicate nell'opuscolo come fedeli alla Dottrina Sociale della Chiesa .... E facciamo solo alcuni esempi. Le leggi ad personam, il mancato provvedimento per i detenuti [...], impoverimento di molte persone, legge Bossi-Fini [...], il mancato sostegno alla cooperazione internazionale [...], la riduzione drastica del Fondo per lo Sminamento Umanitario, l'incremento inarrestabile delle spese militari [...], il sostegno alla guerra in Iraq motivata con continue menzogne, il tentativo di modificare la legge 185 e di impedire il controllo parlamentare del commercio delle armi, il mancato finanziamento e sostegno ai giovani in Servizio Civile [...], la mancata cancellazione del debito dei paesi poveri [...] e molte altre cose tra cui, cosa non secondaria, il coinvolgimento di autorevoli personaggi nella tristemente nota Loggia massonica P2. Ma non è solo di questo che ora vorremmo parlare. ..."

E ancora:

"In conclusione le proponiamo un testo che può aiutare tutti nella riflessione e nella conversione. Essendo stato scritto nel V secolo dopo Cristo, è al di sopra di ogni sospetto:
"Noi non abbiamo più un imperatore anticristiano che ci perseguita, ma dobbiamo lottare contro un persecutore ancora più insidioso, un nemico che lusinga..., non ci flagella la schiena ma ci accarezza il ventre; non ci confisca i beni (dandoci così la vita), ma ci arricchisce per darci la morte; non ci spinge verso la libertà mettendoci in carcere, ma verso la schiavitù invitandoci e onorandoci nel palazzo; non ci colpisce il corpo, ma prende possesso del cuore; non ci taglia la testa con la spada, ma ci uccide l'anima con il denaro". (Ilario di Poitiers, V sec. d. C.)"

Potete credermi quando vi dico che sono rimasto stupefatto scoprendo che queste sono parti di una lettera che il vescovo di Pescara, nonchè presidente di Pax Christi, Tommaso Valentinetti ha inviato a Sandro Bondi.
Ma allora la Chiesa non è così granitica come la CEI vuol far credere, ci sono anche teste pensanti, e parlanti, che al patto benedetto-silvio non ci stanno.
Se poi mons. Valentinetti si esprimerà mai favorevolmente sui pacs, sono addirittura pronto a riprendere in seria considerazione il mio cattolicesimo latitante.
Per il momento è il mio mito.


Top 100 architects...

Navigavo cercando una risposta a un mio dubbio molto semplice: "ma AREA quante copie vende al mese? è, come qualcuno dice, la quarta (dopo abitare, domus e casabella) o come dicono alcuni in italia vende più di casabella?" quando mi sono imbattuto nella TOP100 dei siti degli architetti che non ho potuto fare a meno di sfogliare. Non senza sorprese...
Ma dico io... o Mario Botta paga qualcuno che clicchi tre volte al giorno il suo sito o c'è qualcosa che, dopo anni di università, anni di professione e anni di ricerca, non ho ancora capito o l'architettura nel resto del mondo va da un'altra parte. Vabbè che il sito è svizzero...
però...
Scorrendo la lista resto comunque colpito di trovare il buon lavoro degli Atelier 5 prima di OMA (mi verrebbe la battuta trash:" o...ma chi sono?") (bhè... forse meglio non farla...), sono contento di trovare Arcosanti al 18° posto, mentre vorrei sapere chi cacchio è Simon Morris? Un altro che, come Botta, ha in busta paga un "clicker"? (vista la dimensione dello studio, potrebbe anche essere, mentre mi si stringe un po' il cuore nel vedere che i lavori recenti di Botta risalgono alla fine degli anni '90...). Per gli architetti italiani dopo Renzo Piano e Massimiliano Fuksas troviamo Giovanni Michelucci... il che ci fa capire il ruolo delle "giovani" generazioni.
E per giovani intendo "architetti viventi", vista la dipartita di Michelucci alla veneranda età di 99 anni qualche anno fa... e poi? poi Gregotti e Canella (viventi ma non certo giovani di primo pelo), Bottoni e Mendini (uno vivente l'altro no), Andrea Branzi (o come riportato sul sito "Branzi Andrea Architetto...), e poi... ma un secondo... ma leggo altre due "italia" dopo i nomi... fammi vedere un po'... sono Brunetto de Battè e Sarno architetti... in posizione tra Gregotti e Canella...
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quello con il nome da vino fa anche il fumettista.
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poi troviamo altri come: Studio Ferrari, Andrea Tognon (38enne che ha fatto un po' di negozi minimal-fighetti, non male), Architetti senza frontiere (non commento, anzi, mi rifiuto di commentare), ACTA Architettura (se non ricordo male in una puntata di "Mi manda Rai3" hanno detto di aver fatto incriminare una ditta perchè usava un nome tipo "univers picture" per vendere dvd-sola, per "assonanza fraudolenta" alla major americana... mandiamo una mail all'ACTAR?), i bolzanesi Abram & Schnabl - Architekten, che, per inciso e non per nazionalismo, non hanno neppure il sito in italiano. Chiude in bellezza Angelo Verderosa.
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ai posteri l'arduo commento...




Ippo-snack

Ecco per voi una deliziosa merenda adatta a una pausa di metà pomeriggio. Ingredienti:
  • pan carrè
  • nutella
  • una confezione di Togo al cioccolato fondente.

Preparate le fette di pancarre.

Spalmate un velo sostanzioso di nutella.

Disponete i togo nel numero che preferite (min 3)

Chiudete il tutto e gustate con un bel bicchiere di latte.
Buon appetito!





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